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"LIBERTA' FONDAMENTALI NON SONO SOLO INVIOLABILI PERCHE'
GARANTITE DALLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO SONO
ANCHE INTOCCABILI PERCHE' GELOSAMENTE CUSTODITI NEL PROFONDO DEL
CUORE! SONO INAFFERRABILI DAGLI ANIMI INSENSIBILI"
RaisinSioux
Esempio -da non seguire-
di smaltimento materiali pericolosi :

Dal cantiere alla
spiaggia! AL Costone di Spalmatore!!














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Rimozione
eternit - Bonifiche, confinamento, smaltimento dell'eternit
Uno dei metodi di bonifica amianto consiste nella RIMOZIONE
dell' ETERNIT:
Rimozione (dell' eternit/amianto): per effettuare una corretta
e salutare rimozione dell' eternit/amianto si devono compiere
delle operazioni tentando di salvaguardare il più possibile
l'integrità dell'eternit per tutta la durata della rimozione.
La rimozione eternit, amianto, comporta una produzione di
molte quantità di rifiuti che contengono amianto, essendo un
materiale tossico, tali rifiuti devono essere smaltiti
correttamente senza rilasciare fibre nell'aria. Principalmente
queste sono le fondamentlai operazioni che si devono
effettuare per la rimozione dell'eternit. Ricordiamo che
l'operazione deve essere effettuata con le giuste protezioni
onde evitare di venire a contatto con qualche fibra di
amianto: - togliere i chiodi/ganci di fissaggio (naturalmente
si deve evitare di rompere le lastre di amianto)
- disporre le lastre du dei bancali al sicuro
Successivamente i bancali con le lastre di amianto/etertni
verranno avvolti in cellofan di plastica di grosso spessore e
trasportati in una discarica autorizzata.
Per indicare il valore dell’esposizione, l’impresa deve
attenersi alla normativa di attuazione degli articoli 4 e 35
del decreto-legge 15 agosto 1991, n. 277, relativamente agli
obblighi di registrazione degli addetti esposti all’amianto.
PATOLOGIE
DELL’AMIANTO
Negli stessi periodi in cui si assiste allo sviluppo ed alla
diffusione dell’uso dell’amianto e dei materiali contenenti
amianto si registrano le prime avvisaglie sull’insorgere di
patologie ad esso riconducibili. Da dati raccolti nei primi
decenni del Novecento si formulano le prime ipotesi
sull’esistenza di un nesso causale tra esposizione ad amianto
e tumore al polmone. Studi epidemiologici successivi,
effettuati a partire dagli anni cinquanta, non solo confermano
la fondatezza di queste ipotesi ma stabiliscono una stretta
relazione tra amianto e mesotelioma, il tumore maligno della
pleura. Le
conoscenze attuali su queste neoplasie, associate all’amianto,
consentono di evidenziare alcuni aspetti ormai consolidati e
ampiamente condivisi. Oltre alla costatazione che tutti i tipi
di amianto possono causare il tumore al polmone, è stato
possibile individuare l’intervallo di tempo che intercorre tra
l’inizio dell’esposizione e la comparsa di questa neoplasia
che risulta essere all’incirca 15-20 anni. È stata dimostrata
anche l’esistenza di una correlazione di proporzionalità
diretta tra intensità e durata dell’esposizione ad amianto e
sviluppo di tumore polmonare. Inoltre si è accertato che
l’azione combinata tra fumo di tabacco ed amianto potenzia gli
effetti nell’induzione di questa neoplasia.
LEGGE
257/92: DISMISSIONE DELL’AMIANTO
Nel contesto di questo scenario molti paesi occidentali si
muovono in campo legislativo emanando norme di
regolamentazione sull’uso dell’amianto. In Italia a partire
dal 1986 compaiono una serie di provvedimenti legislativi che
riducono sempre più i settori di applicazione di questo
materiale e culminano con la legge 27/3/92 n. 257 che sancisce
la completa dismissione dell’amianto, secondo un percorso
programmatico con scadenza nel 1994.
Questa legge non limita la sua azione alla sola messa al bando
dell’amianto, ma affronta anche le complesse problematiche ad
esso collegate: la tutela contrattuale dei lavoratori, i
limiti ed il controllo delle emissioni, l’imballaggio,
l’etichettatura e lo smaltimento dei rifiuti contenenti
amianto. Per esse indica norme di riferimento già in vigore,
introducendo a volte in queste ultime adeguate modifiche. La
legge contiene forme di tutela sia verso i lavoratori che
verso le imprese di produzione penalizzate dalla dismissione
dell’amianto.La stessa prende in esame diversi aspetti
particolarmente significativi inerenti sia la salvaguardia
dell’ambiente che la tutela della salute pubblica. Tuttavia
essa non fornisce per essi una regolamentazione specifica , ma
rimanda a successive norme di attuazione. A tal fine
istituisce una commissione per la valutazione dei problemi
ambientali e dei rischi sanitari connessi all’impiego
dell’amianto alla quale attribuisce compiti ben precisi.
SITUAZIONE
DA CONTROLLARE : DEPURATORI
NELL'ISOLA.
Tra la fine
degli anni Ottanta e buona parte degli anni Novanta è stato
realizzato a La Maddalena il progetto Barra-Caracciolo (dal
nome dell'ingegnere progettista napoletano che lo redigette e
lo diresse), progetto che ebbe, per la sua realizzazione, un
finanziamento di circa 50 miliardi di vecchie lire.
La realizzazione dell’opera, che per
molti anni "sconvolse" il centro di La Maddalena e non solo
(basti ricordare gli scavi del collettore costiero e nelle più
trafficate strade della città), prevedeva la realizzazione
della nuova rete idrica, fognaria e di depurazione. Per quanto
riguarda la rete idrica … ne parleremo un’altra volta. Vediamo
oggi qual’è la situazione della depurazione delle acque a La
Maddalena. Per conoscerla andiamo a vedere quali sono state,
l'11 novembre scorso, le dichiarazioni che il commissario
prefettizio Ignazio Portelli ha reso in proposito alla XIII
commissione ambiente Senato. “L'impianto principale” ha
dichiarato Portelli “è comunale. È ubicato in località
Vaticano; ad esso è collegato un sistema di nove stazioni di
sollevamento distribuite nell’isola, di cui sei sono munite
anche di un generatore di emergenza. Gli impianti, pur
presentando un discreto stato di conservazione, sono
caratterizzati da problemi derivanti da una scarsa
manutenzione generale nonché dalla componentistica elettrica,
non del tutto conforme alla legge.Per tali
motivi è stato avviato un progetto di ristrutturazione degli
impianti che ha come obiettivo, da un lato, la messa in
sicurezza degli stessi, e dall'altro l'individuazione dei
danneggiamenti derivanti dall'infiltrazione delle acque
marine. Oltre al depuratore principale comunale – ha
proseguito il commissario prefettizio -
esiste una rete di depuratori appartenenti ad altri soggetti
ai quali sono state rilasciate le relative autorizzazioni.
Sull'isola di La Maddalena vi sono 26 impianti autorizzati, di
cui 14 per il villaggio Piras;
sull'isola di Santa Maria è presente un impianto; sull'isola
di Santo Stefano vi è un impianto al villaggio Valtur. Un
discorso a parte merita l'isola di Caprera, dove sono state
rilasciate un'autorizzazione per il noto centro velico e una
per l'ente parco, prima che realizzasse il nuovo impianto di
depurazione, che - come forse sapete -
è un impianto molto contestato…
Per completezza di documentazione – ha concluso il dottor
Portelli - segnalo che
agli atti degli uffici non ho trovato riferimenti in merito
all'eventuale esistenza di depuratori in aree militari;
l'unico dato che abbiamo riguarda una vasca di pretrattamento
sull'isola della Maddalena il cui prodotto viene versato nella
rete comunale, mentre per quanto riguarda la presenza militare
a Santo Stefano ogni dato in nostro possesso esclude che vi
sia inquinamento delle aree, il che lascia intendere che lì
sia presente un sistema autonomo di smaltimento”.
[bookmark:Il Vento]






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