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F I A B E & R A C C O N T I |
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"LIBERTA' FONDAMENTALI NON SONO SOLO INVIOLABILI PERCHE' GARANTITE DALLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO, SONO ANCHE INTOCCABILI PERCHE' GELOSAMENTE CUSTODITI NEL PROFONDO DEL CUORE! SONO INAFFERRABILI DAGLI ANIMI INSENSIBILI" RaisinSioux Pugni contro il vento Piccola apache
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Talulah, la bambina che sognava i colori. Clicca qui Prima fecero l'acqua nera, poi... Clicca qui I colori di Chiara Clicca qui L'ACQUA E I SUOI SUDDITI. Clicca qui
La leggenda
i n v i s i b i l i-blog
“un pezzo di legno…vola sulle acque” e un chiacchierio attorno a lui, un chiacchierio che lo indusse a correre via, al suo villaggio, da Orso Solitario, alla sua capanna, al suo silenzio, alla sua saggezza. Raccontato l’accaduto Orso Solitario chiuse gli occhi. Cominciò a muovere le mani sopra ciò che era rimasto del falò della sera prima. Parlò tra sé. Un altro soffio di vento scostò i capelli argento dal volto concentrato di Orso Solitario. Le donne, erano state richiamate al villaggio, i bambini erano tornati nelle loro tende, gli uomini avevano raggiunto i due nella capanna. “li abbiamo visti, sono scesi da un’enorme…” Nilo cercò di descrivere, con gesti delle mani, ciò che aveva visto. “hanno la pelle bianca” “sono diversi” “e parlano una lingua diversa…incomprensibile.” “silenzio!” intimò Orso Solitario, e ricominciò a sussurrare in silenzio, quelle parole che solo lui era capace di formulare, di intendere. Quando ebbe finito, cadde il silenzio, era come se nessuno avesse il coraggio di parlare. Poi il silenzio fu rotto. “è la profezia?” Orso Solitario guardò fisso gli occhi del Guerriero e annuì leggermente. Il Guerriero rimase impassibile, con le sue mani posate sulle ginocchia, il viso disteso come sempre, non fece una piega, mentre un nuovo chiacchierio si diffuse nella capanna. Anni prima, decenni prima, uno degli antenati di Orso Solitario annunciò la profezia. “Arriveranno dal mare degli uomini con la pelle bianca, in possesso di armi violente che sputano fuoco, porteranno malattie che non conosciamo, porteranno violenza e con quella distruggeranno i nostri villaggi, rapiranno le nostre donne e i bambini, faranno degli uomini schiavi e abbatteranno le foreste” Più tardi, ad ora tarda, quando i bambini si furono tutti addormentati nelle rispettive capanne, uomini e donne si ritrovarono nel villaggio. La luna splendeva in cielo più piena e luminosa che mai, era grande, come la speranza, gialla come la forza, silenziosa come il coraggio di quegli uomini. Il fuoco, al centro scoppiettava e svolazzava accompagnato dal vento. Attorniato dal silenzio, Orso Solitario ripeté la profezia. E dopo il caos. “hanno un esercito” “sono più di mille” “violenteranno le nostre donne” “uccideranno i nostri bambini” la maggior parte delle donne scoppiò in un pianto irrefrenabile. Furono prese tra le braccia dei rispettivi uomini, consolate, ma le parole che sussurravano alle loro orecchie non sortirono alcun effetto, non lenirono la paura, non fermarono le loro lacrime. “ci sarà una guerra?” “si” rispose seccamente Orso Solitario. Egli si alzò, camminò attorno al fuoco, accanto alle donne che poco a poco ma lentamente riprendevano coraggio. Così cominciò a parlare con la solita tranquillità, mantenendo il solito tono basso di sempre. Incitò i suoi guerrieri, le sue donne…i suoi figli. “prendete coraggio, guerrieri! È tempo di combattere per la vostra terra, per le vostre donne, allontanate le vostre paure, tramutatele in coraggio e abbattetele! Non è tempo di piangere, è tempo di lottare. Raccogliete le forze di tutti, posatele nei vostri cuori, chiudetele e serratele per liberarle poi, quando sarà tempo di scontro” e questo suo discorso fu accolto con un urlo. L’urlo della battaglia, l’urlo di coraggio degli uomini e di quelle donne che trovarono la forza di unire le loro urla a quelle degli uomini. Orso Solitario si volse di spalle, tornò nella sua capanna. Il mattino successivo, alcuni uomini raggiunsero la spiaggia, lontana chilometri dal loro villaggio, certi, che gli uomini dalla pelle bianca avevano lasciato qualcosa che gli appartenesse: odori, tracce, oggetti sconosciuti. Gli uomini dalla pelle bianca lavoravano e prendevano casse dall’enorme pezzo di legno che volava sulle acque. Gli uomini del villaggio, vedendoli ancora lì, si nascosero dietro le rocce, osservando attentamente ogni passo, udendo il suono delle voci, annusando gli odori, sorridendo di qualche loro strano gesto; in silenzio, confondendosi con la natura e con gli archi e le frecce alla mano. Lì, passarono un’intera giornata, aspettarono che il sole lasciasse il posto alla notte, quando tutti gli uomini dalla pelle bianca furono andati via. Il Guerriero saltò fuori dal suo nascondiglio, seguito dai suoi compagni. Camminò sulla sabbia fresca, ne prese un pizzico tra le dita e l’annusò, l’odore era quello di sempre. Poco più in là fu colpito nel vedere una strana polvere nera, anche quella la prese tra le dita, l’annusò: aveva un cattivo odore, allora la portò alla lingua: aveva anche un pessimo sapore. Alzatosi in piedi si guardò attorno guardando i suoi compagni impegnati e si sentì più forte, certo che li avrebbe avuti sempre al suo fianco, certo che mai sarebbe stato solo. Ancora piegato sulle ginocchia, un altro oggetto attirò ancor più la sua attenzione. Un oggetto tondo, infilato nella sabbia. Certamente l’aveva perso un uomo dalla pelle bianca. Giunta notte fonda, terminate le ricerche, che non avevano portato alcuna novità, i guerrieri fecero ritorno al villaggio. Il suono limpido del ruscello era sempre riuscito a placare la sua inquietudine, il sole scaldava il suo viso, gli occhi chiusi, il viso rivolto al cielo in cerca di una risposta. Ma quel mattino no, quel mattino era diverso, la sua inquietudine era lì che gli faceva compagnia, non era paura, era semplice e pura voglia di trovare una risposta che non trovava. La notte precedente l’aveva trascorsa nella capanna del capo della tribù, avevano colloquiato per quasi tutta la notte con gli anziani, ma senza riuscire a trovare alcuna soluzione. Gli uomini dalla pelle bianca avrebbero lottato, avrebbero versato sangue innocente con le loro armi, con le loro pallottole, con la loro violenza, per costruire i loro palazzi, per collezionare una nuova vittoria, per mostrarsi al mondo. Gli uomini bianchi sarebbero arrivati a breve e se avessero vinto la battaglia, la guerra, avrebbero portato via le loro donne e i loro bambini, avrebbero fatto schiavi gli uomini rimasti in vita, avrebbero distrutto i loro villaggi, e avrebbero colpito gli alberi, avrebbero colpito gli uccelli che li abitavano, gli animali. Doveva considerare questi punti, doveva considerare una probabile perdita. Una nuvola passò sopra la sua testa, fece ombra. No, non era una nuvola. Era il capo. Orso Solitario, con il suo scettro che non era d’oro, né d’argento, non era certamente simbolo di potere, era solo il simbolo della sua saggezza. In cima delle piume, come le aquile che volano verso l’infinito, simbolo della libertà, della loro libertà, quella che avrebbero dovuto difendere. “Cosa dice il vento?” “Non ho ricevuto nessuna risposta” il guerriero si alzò guardando per un momento gli occhi grandi stanchi e saggi di Orso Solitario. Egli gli mise la mani sulla spalla come spesso aveva fatto nelle precedenti battaglie. “il vento urla! Ascolta con attenzione…libera il tuo cuore” e Orso Solitario pose l’orecchio attento al vento. Il guerriero, anche lui fece tacere la voce che urlava rabbia nel suo cuore e si liberò di ogni pensiero. “dimmi cosa ti sta dicendo” ancora silenzio, il guerriero chiuse gli occhi e un sorriso leggero invase il suo viso, oltre che il suo cuore. Non era tempo di buttarsi giù, non era tempo di perdersi in pensieri negativi. Il soffio del vento…si, il vento, gli avrebbe consigliato la direzione da prendere, gli spiriti dei suoi avi gli avrebbero segnato la via. “è tempo di lottare” Guardò l’oggetto che aveva tra le mani. Era tondo, strano, non ne aveva mai visti di simili, una freccia ferma e degli strani disegni attorno. Lo mise tra le mani di Orso Solitario. Lo scosse, il viso di Orso Solitario assunse una strana smorfia, curiosa e buffa che fece sorridere ancora più il Guerriero. La freccia cominciò a girare, girare, e ancora girare. Passò qualche secondo e Orso Solitario alzò lo sguardo verso il Guerriero riponendo l’oggetto nelle sue mani, le strinse come un pugno, come per trasmettergli energia. “i nostri cuori correranno ancora liberi e veloci nel vento, nei fiumi, oltre le montagne, oltre ogni terra. Non ci prenderanno mai.” Dette queste parole, donato un altro sorriso al Guerriero, si voltò di spalle e a passi lenti raggiunse la sua tenda, la sua capanna, il suo silenzio, la sua saggezza. Prima di tornare anche lui dalla sua famiglia, alla sua capanna, alla sua meravigliosa donna, ai visi dolci e innocenti dei suoi bambini, il Guerriero tornò a sedersi, chiuse gli occhi, chiuse i pensieri cercando di inventarne di nuovi, di belli e positivi. La loro terra sarebbe rimasta quella di sempre: libera e meravigliosa. Il tempo della lotta sarebbe arrivato. E con lui anche il tempo della vittoria. Di Roberta coriandolicolorati.blogspot.com
L'indiano è diverso dall'uomo bianco.
Il duellante può avere un certo coraggio fisico, ma gli manca il
coraggio morale dell'indiano che, quando veniva sfidato, rispondeva: 'Io
ho due obiezioni a questo duello; la prima è che io temo di ferirvi, la
seconda è che voi potreste ferirmi. Io non riesco a vedere il vantaggio
che mi procurerebbe il fatto di mettervi una pallottola in corpo, non
potrei farmene niente di voi quando sarete morto come invece potrei fare
di un coniglio o di un tacchino. Ai miei occhi, sarebbe più saggio
evitare di mettermi in una situazione che potrebbe nuocermi; temo che
voi potreste colpirmi. In questo caso, penso che sarebbe più saggio se
io mi mantenessi ad una certa distanza. Se voi volete provare le vostre
pistole, perché non scegliere un albero, un qualsiasi oggetto della mia
taglia; e se voi lo centrerete, fatemelo sapere, sarò lieto di
riconoscere che, se fossi stato lì, voi mi avreste sicuramente colpito'. | |
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