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Chiara afferrò con tutta la forza che le era possibile il braccio della sua mamma, che immediatamente lasciò i suoi fornelli per dedicare tutta la sua attenzione alla bambina. Si piegò sulle ginocchia e sorrise guardando quel vestitino sporco di terreno e il ginocchio sbucciato. Gli occhini grandi e verdi di Chiara erano colmi di lacrime, eppure non le lasciava scendere. Che bimba orgogliosa, pensò la sua mamma, e le sistemò, tirandolo giù, il vestitino. Le macchie d’erba si erano combinate con il terreno. Ecco, il vestito è da buttare, pensò la sua mamma, ma tenne per se questo pensiero. Sorrise alla sua bimba e le accarezzò il viso anche quello un po’ graffiato.

“hai cercato ancora di salire sull’arcobaleno?” Chiara si limitò a sorridere e passò una mano sotto il nasino che arricciò. “non ti ha fatta salire nemmeno questa volta?” il viso di Chiara assunse un’altra espressione, più arrabbiata, ma non delusa e né, tanto meno arresa. “come hai fatto stavolta?” ecco un altro sorriso sbarazzino, dondolò i fianchi e mise il dito indice in bocca.

“dalla casetta sull’albero”

“un giorno ti farai molto male, questo lo sai vero?” disse con dolcezza la sua mamma e non c’era traccia di rimprovero nelle sue parole.

“Giacomo dice sempre che non riuscirò mai a camminare sull’arcobaleno come ha fatto lui”

“Chiara, nessuno può salire sull’arcobaleno…l’arcobaleno è solo…”

“non darle retta, Chiara, la mamma non sa sognare” ecco, ancora. Elena alzò gli occhi al cielo. Gli occhi di Chiara, invece si riempirono di luce, e corse verso lo sconosciuto che da qualche giorno viveva nella loro pensione.

“Riccardo” scosse la testa Elena “se continui a raccontare storielle non vere a Chiara, un giorno si farà molto male” Chiara, piccola come era, afferrò un lembo del pantalone del giovane vagabondo quasi ad incitarlo a rimproverare la sua mamma. Era quello stesso vagabondo che ogni sera, con la sua chitarra, appena fuori al giardino, quando l’afa estiva lasciava posto ad un fresco venticello d’estate, le raccontava incredibili storie e meravigliosi racconti. Era su quell’amaca che mille volte si era addormentata sotto delle dolci note e lievi parole quasi sussurrate solo al vento.

“dai su Chiara, andiamo a cambiarci che la cena è quasi pronta.” Chiara sbuffò, guardò Riccardo per cercare la sua approvazione e una volta ricevuto un sorriso, lasciò il lembo dei suoi pantaloni e a passi pesanti raggiunse la sua mamma. Elena passò una mano sulla testa si Chiara e con un sorriso di disapprovazione rivolto a Riccardo, accompagnò la sua bimba in bagno.

Le stelle erano tutte li, la luna era piena e gialla, più bella che mai, era così visibile che si potevano benissimo notare macchie di luna. Sembrava così vicina alla terra.

“Riccardo, ma la luna è così vicina perché vuole sentire anche lei le tue storie?”

“probabilmente si” sorrise. Allora, Chiara, continuando a guardare con la massima gelosia la luna, prese il colletto di Riccardo e si avvicinò al suo orecchio.

“ma io non voglio che senta le tue storie”

“perché?”

“perché sono solo mie” Sorridendo, prese la bimba da sotto le braccia e la porto a sedersi sul muretto accanto a sé. Riccardo cominciò a strimpellare con la sua chitarra, sentì Chiara sbuffare. Si girò a guardarla smettendo di suonare. Chiara afferrò la sua maglietta e con tutta la forza di cui era capace cercò di portarlo a sé. “senti quella sta a sentire le tue canzoni”

“non è detto…può essere che dorma” sussurrò piano Riccardo. Il viso di Chiara, si fece più rilassato. E quasi a quella notizia tirò un sospiro di sollievo “anche la luna ha bisogno di riposo ogni tanto”

“davvero?”

“certo, anche lei si stanca a camminare in giro per il pianeta”

“anche tu ti stanchi a camminare per il pianeta?”

“un po’” Chiara sospirò scocciata.

“ecco perché ti sei fermato da noi” Riccardo si lasciò scappare una risata un po’ più forte. Subito fu ripreso dalla bimba “fa silenzio! Non la svegliare”

“scusami” disse un po’ più piano il giovane ragazzo continuando a ridacchiare sinceramente divertito. Riprese e suonare, leggermente più piano.

“Riccardo”

“si?” Chiarà sbuffò arrabbiata, ma questa volta non ce l’aveva con la luna.

“ma perché non riesco a salire sull’arcobaleno?” Riccardo posò la chitarra accanto a sé, come se quella fosse la conversazione della vita. Forse lo era. Sospirò.

“bè, è strano che non ti lasci salire…credo che tu abbia sbagliato il momento.” Chiara storse il naso e piegò la testa, sembrava non riuscisse ad afferrare. “hai provato a salirci mentre sogni?”

“no” disse quasi illuminata Chiara. E immediatamente prese a guardare il suo amico. “forse è per questo che non mi lascia salire”

“ecco…” le accarezzò la testa e prese di nuovo in mano la sua chitarra, ma Chiara lo fermò ancora.

“ma da dove ci devo salire? Da destra o da sinistra?”

“penso che qualunque parte vada bene” Chiara, chissà per quale motivo, continuava a tenere il naso in su e a guardare la luna.

“e una volta che ci sono su, cosa devo fare?”

“puoi giocare con le nuvole, o con i sole, con i cavalli o con le fate, con i bambini e con i colori.”

“posso mangiare le nuvole? O mi fanno venire mal di pancia?”

“certo che puoi, fa bene magiare le nuvole, sono fresche”

“ho capito” e sospirò ancora “ma perché allora ha la forma di un ponte?”

“semplicemente perché è un ponte che ti porta dalla parte dei tuoi sogni”

“quindi lì è realtà, come qui”

“certo, tutto reale nei sogni”

“c’è anche papà?” Riccardo ebbe un sussulto. Chiara che parla del suo papà? Da quando? Passarono parecchi secondi prima che decidesse di dargli una risposta.

“sono certo che se li cerchi, li sù lo trovi..” questa fu l’unica risposta incerta che gli avesse mai dato.

Poco più tardi Chiara si addormentò sull’amaca con un leggero sorriso sulle labbra sotto il suono della chitarra di Riccardo.

Chiara si trovava ai piedi di una montagna che aveva un colore strano. Non era verde, era di un colore che non avrebbe saputo spiegare, che non conosceva, che non aveva mai visto. Chissà se si sarebbe fatta male se fosse caduta da lì sopra. Sbuffò e si sedette sull’erba. Sempre se di erba si trattava visto che era tutta colorata. Ma che colori sono questi? Penso incuriosita e per niente spaventata. Voglio l’arcobaleno, pensò. Ed ecco che subito ai piedi di quella montagna, o di quella collina che dir si voglia, arrivò una striscia di luce che appena posò sulla montagna, divenne di sette colori. Chiara accolse l’arcobaleno con un grande sospiro di sorpresa. Sorrise. Cercò con lo sguardo Riccardo. Gli doveva dire dell’arcobaleno! Lo doveva vedere anche lui così da vicino! Doveva partecipare anche lui alla sua immensa gioia! Rosso, arancione, giallo, verde, indaco…eccoli! I colori dell’arcobaleno. Cercò di toccarlo e lui non scappò, rimaneva sempre lì.

“ci posso salire?” ed ecco che tre scalini comparirono ai suoi piedi. Chiara salì sul primo con insicurezza, poi sul secondo, sul terzo…e fu sul suo arcobaleno.


“mamma, sono andata sull’arcobaleno!” fu la prima cosa che Elena si sentì dire la mattina successiva.

“brava, amore” la prese in braccio e la portò a sedere “come è stato?”

“bellissimo mamma…c’erano tanti di quei colori”

“quanti?”
”tantissimi mamma, un’infinità di colori, io non ne conoscevo neppure la metà” e per la prima volta nella vita, Chiara cominciò a mangiare con vero appetito. Sorrideva, da quanto tempo non sorrideva così. Si sedette accanto a lei per ultimare anche lei la sua colazione. “ho incontrato papà” Elena smise di mangiare, lo stomaco si chiuse.

“dove hai incontrato il papà?”

“sull’arcobaleno” lo stomaco si riaprì. Certo, dove altro avrebbe potuto incontrarlo, Mario è morto. Sorrise. E pensò a quello che le aveva detto Riccardo il giorno prima. È vero, io non so sognare. Allora alzò lo sguardo e guardò quel ragazzo di appena ventisette anni che aveva insegnato alla sua bimba a sognare. In quei sogni non avrebbe rischiato di rovinare i suoi vestitini, di sbucciarsi le ginocchia, di graffiarsi il viso. E se continuava a sorridere così, a incontrare il suo papà. Elena si rese conto che sognare non avrebbe fatto male alla sua bambina. Anzi, nei suoi sogni sarebbe stata più protetta.

Di Roberta coriandolicolorati.blogspot.com

                                                                                         

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