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"LIBERTA' FONDAMENTALI NON SONO SOLO INVIOLABILI PERCHE'
GARANTITE DALLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO SONO
ANCHE INTOCCABILI PERCHE' GELOSAMENTE CUSTODITI NEL PROFONDO DEL
CUORE! SONO INAFFERRABILI DAGLI ANIMI INSENSIBILI"
RaisinSioux

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Tangentopoli sarda, altra stangata quindici condanne al processo
contro Lucio Pani, Sandro Casu più amici della Regione da rubare
Era uno dei processi-simbolo della stagione degli scandali (quello più
clamoroso è legato alle spregiudicate operazioni finanziarie di
lady-Fideuram, Gabriella Ranno, con decine di ex assessori, politici,
presidenti e direttori di enti coinvolti) della Regione da bere e da
rubare, dove tutto si comprava e si vendeva, gli appalti sotto accusa,
le delibere miliardarie, un vortice di vicende politico-penali che
hanno segnato i cinque anni di malgoverno e malaffare del centrodestra
in viale Trento e in amministrazioni comunali come quelle di Quartu e
Capoterra. Con pesanti coinvolgimenti di imprenditori e tecnici,
personaggi notissimi, contigui alla politica e dirigenti regionali e
comunali: diversi provenienti o militanti nel centrosinistra. Si è
conclusa con la stangata di 15 condanne (e sette assoluzioni, inclusa
quella di Graziano Milia, che resta tuttavia coinvolto in altri
procedimenti) il processo in primo grado che vedeva come principale
imputato l'architetto Lucio Pani, quartese, già Ds (genero di un noto
esponente della Quercia) poi adottato da uomini di Forza Italia,
promosso all'incarico delicatissimo di direttore del'Ufficio regionale
tutela del paesaggio: ruolo-chiave per la concessione dei
“lasciapassare” per interventi urbanistici in zone turistiche.
Per l'accusa, Pani (sono stati condannati con lui anche la moglie
Simonetta Birardi, figlia di un ex , stimatissimo segretario regionale
e parlamentare del Pci-Ds e il nipote Mauro Pani) rilasciava
concessioni edilizia in sanatoria, organizzava a tavolino imbrogli
strategici ottenendo gratuitamente per sé e la famiglia terreni
comunali a Quartu (era allora sindaco Graziano Milia), riusciva ad
avere finanziamenti pubblici non dovuti, concedeva autorizzazioni
urbanistiche illegittime: favori pesanti a politici, imprenditori e
tecnici che l'avrebbero ricambiato in forme tangibili, alcune venute
alla luce, altre probabilmente restate al coperto dell'indagine
giudiziaria. Un quadro corruttorio riassunto dal pm Daniele Caria in
un'affermazione molto cogente: Pani ha “asservito per anni una
importante funzione pubblica ai propri interessi” e a quelli di
complici e beneficati a largo spettro.
A Pani, il Tribunale presieduto da Francesco Sette, giudici a latere
Giovanni Massidda e Ornella Anedda) ha inflitto la pena più severa:
sette anni e mezzo di reclusione (il Pm Daniele Caria ne aveva chiesti
nove). Tre anni e mezzo di carcere sono stati irrogati all'ing.
Alessandro Casu, già a capo dell'Ufficio tecnico-urbanistica di Quartu.
Il primo è stato ritenuto colpevole di truffa, corruzione, falso
ideologico e abuso d'ufficio, mentre Casu è stato ritenuto
responsabile di abuso d'ufficio e falso ideologico.
La sentenza chiude in primo grado un processo durato oltre due anni in
cui erano stati rinviate a giudizio ventidue persone tra
amministratori pubblici, dirigenti e funzionari, imprenditori e
tecnici per una serie di sistematiche, gravi irregolarità nella
concessione di licenze edilizie nel periodo compreso dal 2002 al 2006.
Il Pm aveva chiesto la condanna di 20 degli imputati e due assoluzioni
(per il dirigente regionale Ruggero Carta e il tecnico del Servizio
tutela paesaggio Alessandro Cogoni). Pani aveva permesso la
costruzione di un complesso edilizio abusivo nella pregiatissima
località di Baccu Mandara (Torre delle stelle) e autorizzato un altro
complesso abusivo, il Maramura a Capoterra. Per sé e la famiglia aveva
avuto dal Comune di Quartu (con importanti sponsor) un grande terreno
al Margine Rosso su cui ha realizzato un grande complesso
sportivo-ricreativo, con relative modifiche (avallate da Casu) al
tracciato per il collettore fognario di Is Molentargius. Il sistema
Regione-Quartu-Capoterra imperniato soprattutto su Lucio Pani e Sandro
Casu ma coinvolgente anche il nipote del primo, si era esteso - grazie
a protezioni sempre più ramificate, con coperture imprenditoriali e
nell'informazione locale (significativa anche se penalmente non
rilevante una intercettazione dell'architetto con Sergio Zuncheddu,
editore dell'Unione Sarda e pare anche suo parente, ed altre con
Giorgio Mazzella e diversi altri impresari e amministratori) - a
macchia d'olio potendo contare su complicità importanti. Come quella
di Antonio Monni, direttore generale di servizi alla Regione e
comproprietario del villaggio abusivo di Baccu Mandara) e Giovanni
Antonio Erbì, dipendente regionale che “copriva” le assenze
dall'ufficio di Pani (impegnatissimo negli affari personali, familiari
e degli amici), timbrando il cartellino con il tesserino di Pani. Tra
gli assolti, come detto, Graziano Milia, attualmente Presidente della
Provincia (il Pm aveva chiesto un anno di reclusione) per
l'assegnazione a Pani dei terreni su cui aveva costruito il centro
sportivo: secondo il Tribunale il fatto non costituisce reato. Ma
oltre i profili penali, il processo ha svelato un intreccio fangoso
tra politici, amministratori pubblici, impresari e imprenditori
turistici che stendeva i suoi tentacoli dalla Regione governata dal
centrodestra ai Comuni di Quartu, Capoterra e forse altri. A conferma
di un quadro di abusi, malversazioni e imbrogli che ha funzionato per
anni indisturbato, nel clima di corruzione diffuso e impudente che ha
dominato per molti anni alcune gestioni regionali e, a cascata, quelle
di numerosi comuni.
Attorno al personaggio-chiave della vicenda" (Lucio Pani gestiva da
faccendiere lo strategico ufficio, alimentando mille rapporti con
amministratori e imprenditori d'alto bordo intercettati nelle
conversazioni con lui) ruotava un mondo politico-affaristico che ha
imperversato impunito, nonostante tante segnalazioni rimaste senza
esito grazie alle protezioni e gli interessi coinvolti.
Lo stesso brodo di cultura che ha prodotto lo scandalo Fideuram e la
torbida vicenda del Cisi di Giuliano Guida (è attesa a breve la
sentenza nei confronti dell'ex segretario dell'assessore Pietro
Pittalis, poi passato con Giorgio Oppi e fatto arrivare
irresponsabilmente perfino fra le persone ammesse nella cerchia
dell'ignaro Francesco Cossiga) e di molte altre storie di corruzione e
malversazione, con incriminazioni e rinvii a giudizio di un ex
presidente della Regione (Italo Masala), numerosi ex assessori ,
piccoli e grandi boiardi regionali di una stagione mai vista alla
Regione.
Una Tangentopoli sarda sminuzzata in molti processi e che andrebbe
ricostruita nella sua variegata interezza per ricavarne un quadro
fosco ma illuminante. Ha coinvolto in vari campi e con l'uso
spregiudicato di soldi e poteri regionali e comunali, decine di
esponenti dei partiti di centrodestra con legami anche nel
centrosinistra. Parliamo degli anni di governo (presidenti Mauro Pili,
succeduto a Mariolino Floris, e Italo Masala), all'ombra dei quali si
è consumata un'eclisse della moralità e della legalità senza
precedenti nella storia autonomistica. Rimossa ora dagli esponenti
delle forze politiche che oggi tuonano come verginelle, fingendo di
essere stati all'oscuro o politicamente estranei a un sistema
gravissimo gestito da loro sodali, colleghi e amici stretti. Talmente
ramificato che da ultimo hanno coinvolto perfino l'ottuagenario
Raffaele Garzia, ex presidente di tutto e infine della Fiera: rinviato
a giudizio per uso illegale del fondo Tfr dell'ente fieristico (come
all'Arst e in altri enti dello scandalo Fideuram: principale imputato
l'ex assessore forzista Andrea Pirastu, compagno della Ranno, con
decine di altri esponenti di spicco), premiato da amici e successori
appena qualche mese fa. Per anzianità e merito. La risposta ”politica”
al rinvio a giudizio disposto poco prima. L'anti-giustizia se ne frega
e va in direzione opposta, quando si toccano antichi e recenti
rappresentanti della casta sarda. A volte pagano, come dimostra la
sentenza del tribunale di Cagliari, ma non sempre e a distanza di
anni, rimanendo comunque nel tuorlo del potere extra e super-legem. (red)
mercoledì 16 luglio 2008
Fonte:
www.altravoce.net
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A muso duro.mp3
Di
Antonella
Serafini
Censurati.it
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