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Soru: la Sardegna basti a se stessa, finiti gli aiuti esterni, dobbiamo fare da soli l'insularità una risorsa, correre come il Talgo. Di Marco Murgia

C'è il G8, ma non solo. C'è il futuro della politica isolana e di quella nazionale. Il concetto di specialità e autonomia: com'è e come dovrebbe essere. C'è la Sardegna che affronta la globalizzazione: allora anche FestArch fa parte della sfida, se è vero che è piaciuta talmente tanto agli inglesi della Serpentine Gallery che l'anno prossimo la manifestazione si svolgerà in contemporanea tra Cagliari e Londra. C'è l'insularità da vivere come un vantaggio e non come un limite. Ci sono il concetto di velocità e quello di lentezza, fili rossi della lunga chiacchierata tra il presidente della Regione e il vicedirettore del Tg1, David Sassoli: velocità nel fare tutto il possibile per favorire lo studio dei giovani, la ricerca, la conoscenza, «per creare scintille»; lentezza, invece, per alimentarle: «Dobbiamo perdere un sacco di tempo a studiare», dice Soru. C'è un sacco di gente, in questa sala uno della Manifattura Tabacchi piena e anche di più, e molta anche nella sala accanto collegata via video. C'è la giornata di chiusura di un festival che ha portato nei locali dello storico spazio oltre 40mila persone in tre giorni e mezzo: più che un commiato, è un arrivederci convinto. All'anno prossimo, alla prossima edizione.

In mezzo c'è anche la prima contestazione pubblica al G8: del resto, proprio il summit mondiale in programma a La Maddalena per l'inizio del luglio 2009 sarebbe dovuto essere il tema centrale dell'intervista di Sassoli. Protesta composta e pacifica: si materializza - quando i due, in maniche di camicia, iniziano a parlarne - in qualche cartello con su scritto «No G8» che gli esponenti del Cagliari Social Forum tirano fuori in platea. Arrivano sin sotto il palco: «Questa è la prima manifestazione contro il vertice, ed è bella e civile: speriamo siano tutte così anche le prossime», dice il presidente della Regione, «però adesso parliamone un pò». Ci tiene, Soru, a illustrare la sua idea di quello che sarà la manifestazione: perchè se è vero che la Regione avrà pure poca voce in capitolo durante i lavori dei capi di stato, resta il fatto che l'appuntamento sarà per l'isola una grande occasione. Da cogliere prima e da sfruttare dopo.

Allora ecco l'idea di un summit mondiale ma dalla forte connotazione identitaria: cioè senza una deroga, «neanche su un punto», al Piano paesaggistico regionale nonostante la mole di opere e infrastrutture che serviranno. Sono 24 quelle già finanziate: dalla bonifica di Santo Stefano «dove c'erano i sommergibili a propulsione nucleare», a quella del vecchio arsenale «dismesso da 10 anni, e immaginate cosa può esserci dentro». Dalla Alghero-Sassari-Olbia all'allungamento della pista dell'aeroporto gallurese, dagli interventi minori concordati con i Comuni sino a quelli ancora da approvare a Roma, oggetto di una conferenza di servizi Stato-Regione prevista per metà giugno: «Grazie al G8 andremo più veloci su una serie di progetti che sono fondamentali per tutta l'isola». Ancora, imbeccato dal giornalista sulle questioni ambientali: riuso dell'acqua, anche le reflue, ciclo completo dei rifiuti, energia. «Il summit italiano, a La Maddalena, si distinguerà per essere completamente compatibile con l'ambiente: vorremmo che l'arcipelago fosse il primo a essere completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie all'utilizzo delle fonti rinnovabili». Tutto con «controlli rigorosi sulle norme in materia di sicurezza nei cantieri e sul lavoro».

Certo, uno slittamento di qualche mese sarebbe comodo per tutti, «ma l'agenda internazionale è piena di appuntamenti a cui questi signori prenderanno parte: a iniziare dall'assemblea generale delle Nazioni unite a settembre». Lo chiedono anche gli albergatori, gli dice Sassoli, per evitare la concomitanza con il periodo estivo: «A loro dico che la Sardegna è già conosciuta. In quei giorni, per una settimana, sarà sotto i riflettori di tutto il mondo. Le sue bellezze e i suoi prodotti: perché durante il G8 non si mangerà neanche un grissino che non sia prodotto in Sardegna». Applausi convinti: i cartelli restano in bella vista, ma posto così la questione assume già un altro sapore.

«Lei dove sarà? Sarà ancora presidente, nel 2009?», chiede Sassoli con i tempi giusti e il sorriso scafato da anni di televisione. Infatti: sorride anche la platea. Serve immaginare la stessa domanda fatta qualche tempo fa: avrebbe risposto, il presidente, «siamo qui per parlare d'altro». Invece, nel nuovo corso fatto di incontri e confronti direttamente in strade e piazze mica protette come FestArch (si veda Sant'Elia), la reazione è un sorriso: «Non lo so, ma in ogni caso chi verrà dopo completerà l'opera». Dal pubblico gli dicono che no, deve essere lui a completarla. Risposta: «È una follia del nostro tempo voler vedere la fine delle cose che si iniziano: è il paradigma dell'avarizia». Altri applausi.

È anche l'inizio della seconda parte dell'incontro. Quello in cui si parla un pò di tutto, dal passato prossimo al futuro sino alle regionali del 2009. Del governo nazionale («Spero che faccia bene», sulla scia di Francesco De Gregori, «perché dobbiamo pensare non ai leader ma agli elettori: non ha senso farsi male in pochi a danno di tutti») al Pd di Veltroni che inaugura la stagione del dialogo: «Non mi ero preparato a parlare di politica, e qui non ci sono solo persone che hanno votato per il Pd: allora non è giusto parlarne». Però siccome si è perso in aprile «perché il centrosinistra aveva una responsabilità che non ha saputo portare avanti», allora quello che serve è un Don Milani che faccia nella coalizione quello che il sacerdote faceva per la Chiesa. Dall'interno: «Critico da dentro, sfidava le gerarchie, invitava alla disobbedienza: servirebbe una figura così anche nel centrosinistra». Ma basta politica, chè non è il caso.

Capitolo Unità, impossibile da non sfiorare. «Qual'è la missione per questo giornale?», chiede il vice di Riotta. Qui la pausa è più lunga: «Quella di cercare di avere uno spirito critico...però, ascolti, non ci ho pensato tanto: l'ho fatto istintivamente, senza chissà che progetto. Mi sembrava sbagliato, offensivo, che un giornale per cui qualcuno è morto, stampato clandestinamente, che ha dato voce a tanti che prima non ne avevano, fosse trattato come una merce qualsiasi. C'è chi spende cifre assurde per un cappottino vintage o un mobile: invece quanto vale una copia vintage di un giornale stampato in clandestinità?». Ancora applausi: questa idea romantica piace, c'è poco da dire.

Poi di nuovo Sardegna, le sfide per il futuro. Ancora la velocità: «Abbiamo toccato con mano il treno spagnolo che ci permetterà di raggiungere Sassari, da Cagliari, in meno di due ore, e Olbia in due ore e 15. Lo abbiamo provato: silenzioso, veloce, attraversa paesaggi che niente hanno a che vedere con quelli lungo la 131. È una nuova geografia, per l'isola, che è vasta ma pure più vicina: siamo sicuri che i sardi se ne accorgeranno». E le altre partite, quelle più difficili. Sassoli ricorda che il governatore della Banca d'Italia, Draghi, indica la Sardegna come tra le più virtuose tra quelle del Mezzogiorno. Però «paghiamo qui come in tutto il meridione e in tutto il paese rispetto all'Europa», replica Soru senza nascondersi, «un ritardo nell'istruzione: in europa ci sono 35 laureati ogni 100 occupati, in Italia 12 e al sud 9. Quale sarà l'economia più competitiva?». Allora serve correre in quella direzione (la velocità) ma «perdere un sacco di tempo a studiare» (la lentezza).

È la via - ma Soru l'aveva già indicata in numerose altre occasioni - per renderci davvero autonomi: «Parliamo tanto della nostra specialità, senza renderci conto che per esserlo davvero dobbiamo essere in grado di camminare con le nostre gambe: non continuare ad aspettare aiuti dagli altri perché siamo un'isola». Non è una penalità ma un'opportunità da sfruttare: «Autonomia non è avere più soldi ma assumersi le proprie responsabilità. È combattere contro un monopolio come quello della Tirrenia che ci limita, combattere per avere un nostro rappresentante nel Parlamento europeo: autonomia è guadagnarci da vivere con i nostri mezzi, sfruttare le possibilità che abbiamo sino a pter essere noi ad aiutare, in futuro, chi sta peggio di noi».

FestArch è una di queste possibilità: «È la Sardegna come deve essere: capace di superare il senso di isolamento come limite, capace di porre la propria specialità davanti alla globalizzazione». Pazienza se nelle sale fa caldo, se durante le conferenze o gli incontri salta la luce (è successo anche durante l'appuntamento finale), se gli eventi si sovrappongono: è un festival, mica un simposio. E alla gente piace, altrimenti gli applausi finali non sarebbero stati tanti. Arrivederci all'anno prossimo: a Cagliari, ex Manifattura tabacchi, ma anche a Londra. In contemporanea: chi l'avrebbe detto?
martedì 3 giugno 2008 - Bookmark:  www.altravoce.net
 

                                                                                         

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