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Reportage dell'espresso
di Fabrizio Gatti

Scandalo Formato G8

Per il summit dei grandi della terra alla Maddalena lavori da 300 milioni di euro. E l'appalto più ricco va a una società vicina alla moglie del dirigente della Protezione civile che sovrintendeva all'intera opera

In Italia è tra le più piccole imprese edili e incasserà oltre 117 milioni in nove mesi. Non è la lotteria di Capodanno, ma la montagna di soldi pubblici che l'Anemone Costruzioni di Grottaferrata, alle porte di Roma, riceverà grazie ai lavori per il G8 sull'isola della Maddalena. Luciano Anemone, 54 anni, amministratore unico della società a responsabilità limitata, tra le tante opere sta costruendo il centro congressi che nel luglio 2009 ospiterà il primo grande vertice internazionale con il neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Ed è come se gli italiani gli consegnassero 2 euro a testa. Neonati compresi. Un record. Anche perché il signor Anemone, pur dichiarando soltanto 26 dipendenti, si è preso la fetta più grossa della torta da quasi 300 milioni di euro suddivisi tra cinque società. Una spesa da nababbi con l'aria che tira, le famiglie in crisi, la Fiat in gravi difficoltà e l'Alitalia ko. Inutile tentare di sapere perché sia stata scelta proprio la ditta Anemone. I criteri di selezione delle cinque imprese, chiamate senza pubbliche gare d'appalto, così come i progetti, sono coperti dal segreto di Stato: provvedimento imposto da Romano Prodi, confermato da Silvio Berlusconi e affidato con tutte le opere alla Protezione civile e al suo direttore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso.

Questioni di sicurezza, hanno dichiarato. Ma sollevando il velo della riservatezza si incontra ben altro. 'L'espresso' è entrato di nascosto nei cantieri sull'isola della Maddalena. E ha scoperto cosa finora il segreto di Stato ha impedito di vedere. Il sospetto di spese gonfiate. Costi di costruzione da capogiro a più di 3.800 euro al metro quadro. Lavoratori senza contratto. Operai pagati con fondi neri. Le minacce del caporalato (vedi l'articolo a pag. 38). E un curioso legame d'affari tra la famiglia del coordinatore della struttura di missione della Protezione civile,
Angelo Balducci, e l'impresa che a fine lavori guadagnerà di più. L'Anemone, appunto.

Non finisce qui. Il secondo grande appalto, 59 milioni per la costruzione dell'albergo che ospiterà i capi di Stato, la Protezione civile lo ha affidato alla Gia.Fi. di Valerio Carducci, 60 anni, cavaliere della Repubblica, l'imprenditore fiorentino coinvolto nell'inchiesta di Luigi De Magistris sulla presunta rete di favori tra malaffare e politica nazionale in Calabria. E anche i criteri di selezione della Gia.Fi. sono coperti da segreto.

Angelo Balducci, ingegnere spesso accanto a Bertolaso, ha fama di uomo da centinaia di milioni di euro. È il braccio operativo nei grandi appalti della Protezione civile. Non solo calamità, soprattutto organizzazione di grandi eventi come il G8. Per anni provveditore ai Lavori pubblici su Lazio e Sardegna, Balducci ha coltivato le amicizie che contano con l'imprenditoria e il Vaticano. Le sue relazioni politiche vanno dal leader della Margherita, Francesco Rutelli, al ministro di An alle Infrastrutture, Altero Matteoli. Il 10 ottobre scorso Matteoli propone al Consiglio dei ministri e ottiene la nomina di Balducci a presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Nei mesi precedenti, dal 19 marzo al 13 giugno 2008, proprio durante il periodo più delicato con la preparazione dei cantieri e il conferimento degli appalti, l'ingegnere è il soggetto attuatore di tutte le opere per il G8, cioè l'uomo dalle mani d'oro: provvede alle procedure necessarie per l'affidamento degli incarichi, alla stipula dei contratti, alla direzione dei lavori e al pagamento degli stati di avanzamento. E come soggetto attuatore si occupa delle imprese della famiglia Anemone.

Balducci è un grande esperto nei contratti assegnati d'urgenza dalla Protezione civile, senza gare d'appalto. Segue per mesi i lavori per i Mondiali di nuoto del 2009 a Roma e per le manifestazioni del centocinquantesimo anniversario della Repubblica da celebrare nel 2011. Venerdì 13 giugno, però, è una pessima giornata. Un'ordinanza di Berlusconi lo rimuove dall'incarico di soggetto attuatore per il G8 e i Mondiali di nuoto. Ai cantieri della Maddalena, Balducci viene sostituito da un ingegnere dello staff,Fabio De Santis.

Ma continua a occuparsene con "funzioni di raccordo tra la struttura di missione", cioè la Protezione civile, e i "soggetti coinvolti dagli interventi infrastrutturali". In quell'ordinanza, c'è però un passaggio che farebbe tremare i polsi a qualunque funzionario. Berlusconi dispone che Bertolaso costituisca "una commissione di garanzia composta da tre esperti di riconosciuta competenza e professionalità, anche estranei alla pubblica amministrazione". Una spesa in più per il G8, perché i compensi per gli esperti sono ovviamente a carico dello Stato. Obiettivo della commissione: "Assicurare un'adeguata attività di verifica degli interventi infrastrutturali posti in essere dai soggetti attuatori... in termini di congruità dei relativi atti negoziali".

Qualcosa insomma non va nella contrattazione degli appalti. Ma il segreto di Stato mette tutto a tacere. Così la squadra della Protezione civile in missione in Sardegna può raccontare, senza essere smentita, che Balducci è stato promosso. Anche se per lui, che era già stato presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, è un ritorno al passato. Il 31 ottobre tocca a De Santis. Sostituito per decreto, come Balducci. Berlusconi ora nomina un esterno alla pubblica amministrazione, Gian Michele Calvi, professore di ingegneria all'Università di Pavia. Il caso è archiviato.

Eppure non è solo una questione di nomine tra il governo e la Protezione civile. Tutte le ditte per lavorare ai progetti del G8 devono ottenere il nulla osta di segretezza. E il nulla osta dovrebbe essere rilasciato dal ministero dell'Interno soltanto dopo accurate indagini sulla trasparenza delle imprese. Invece troppi particolari sono sfuggiti a chi avrebbe dovuto controllare. Bisogna lasciare la Maddalena, volare a Fiumicino e salire a Grottaferrata, alle porte di Roma. Via 4 novembre 32, nel mezzo di un quartiere di viali alberati, è l'indirizzo dichiarato da Luciano Anemone come sua residenza o come sede legale dell'Anemone Costruzioni. Ed è anche, come ha scoperto 'L'espresso', l'indirizzo di una casa di produzioni cinematografica, la Erretifilm srl. Di chi è? Amministratore unico e proprietaria al 50 per cento è Rosanna Thau, 62 anni, moglie di Angelo Balducci. Venticinquemila euro per costituire la srl della signora Balducci li ha messi però Vanessa Pascucci, 37 anni, amministratore unico e socia a metà di un'altra impresa edile legata alla famiglia Anemone, la Redim 2002 di Grottaferrata. E attraverso la Redim 2002, Vanessa Pascucci è anche socia dell'Arsenale scarl: società costituita apposta per il cantiere nell'ex Arsenale della Maddalena. Così il cerchio si chiude. Protetto dal segreto di Stato, l'appalto più ricco del G8 è finito a società amiche di chi aveva in mano la cassa. Con il suo seguito di domande. A cominciare da questa: chi ha scelto di affidare a Balducci l'incarico più delicato?

I guadagni in gioco sono spaventosi. L'opera su cui è già possibile fare qualche conto è l'albergo che ospiterà i presidenti. Capocommessa del cantiere, la Gia.Fi. di Valerio Carducci. Le poche notizie uscite dagli uffici della Regione Sardegna parlano di 57 mila metri cubi per un costo d'opera salito da 59 a 73 milioni di euro. Considerando un'altezza media delle stanze di 3 metri, sono 19 mila metri quadri coperti. Dunque un costo di costruzione al metro quadro di 3.842 euro, escluso il valore dell'area. Una cifra pazzesca se paragonata al valore di costruzione che per le case di lusso, secondo un capomastro della Maddalena, non supera i 1.200 euro al metro. Polverizzati anche i valori di vendita pubblicati dal sito dell'Agenzia del territorio: un massimo di 3.100 euro al metro quadro per le ville e di 2.000-2.300 per le attività commerciali. Così un ente dello Stato, la Protezione civile, sta finanziando un'opera ignorando le quotazioni pubblicate da un altro ente statale, l'Agenzia del territorio. L'esubero potrebbe essere giustificato con le spese per l'arredamento, il centro benessere e i letti su cui dormiranno Nicolas Sarkozy, Carla Bruni e Angela Merkel. Ma è difficile crederlo. Ammettendo un costo di costruzione molto vantaggioso per le imprese di 2000 euro al metro quadro (38 milioni in totale), per l'arredamento avanzerebbero 35 milioni. Cioè il costo di un altro albergo.

Lavori e milioni

EX OSPEDALE
L'appalto per la trasformazione dell'ex ospedale militare nell'hotel che ospiterà i capi di Stato è stato affidato alla Gia.Fi. (stanziamento iniziale 59 milioni saliti ora a 73). In Sardegna l'impresa ha costruito la questura di Sassari e il carcere di Tempio Pausania

RETE IDRICA
Appalto affidato alla ditta Opere pubbliche spa (13 milioni dI euro)

CONFERENZE
Il centro conferenze dove si terrà l'incontro tra capi di Stato sarà realizzato dalla Anemone costruzioni srl di Grottaferrata (58 milioni)

ARSENALE
La costruzione del secondo albergo, nella zona dell'Arsenale, è stata affidata alla Nuove infrastrutture srl di Fano, società legata all'Anemone (59 milioni)

SUL MARE
Il progetto per il lungomare sarà realizzato dalla Grandi lavori Fincosit, società che affianca le cooperative (42 milioni 900 mila)

CENTRO STAMPA
La costruzione della grande sala stampa nella zona dell'Arsenale è stata assegnata alla Imac srl di Roma (26 milioni)

AMIANTO
L'appalto per la bonifica dell'amianto nella zona dell'Arsenale è stato affidato alla Servizi ambientali sardi di Sassari

La discarica dell'amianto

Una discarica in una zona umida e ricca d'acqua, a poche centinaia di metri da un fiume. Ecco dove è finito l'amianto raccolto dalla demolizione delle strutture dell'Arsenale militare sull'isola della Maddalena. La discarica è a Bolotana, in provincia di Nuoro (nella foto sotto), nella valle del fiume Tirso. Le cronache della scorsa estate parlano di 365 quintali di amianto o di macerie contaminate da amianto, usato in grande quantità in passato. La discarica è gestita da un imprenditore di Nuoro, Francesco Cancellu, 72 anni. L'impianto aveva un limite territoriale per la raccolta dei rifiuti di 50 chilometri di raggio. Nel 2004 Cancellu aveva chiesto l'estensione del bacino di raccolta. Ma la Regione Sardegna, su pressione del Comune di Bolotana preoccupato per la presenza di molta acqua nella discarica, aveva respinto la richiesta. Il braccio di ferro però non è terminato così. Nel 2007 l'imprenditore è tornato alla carica. E il 12 maggio 2008, prima dell'apertura dei cantieri alla Maddalena, ha chiesto ancora una volta l'allargamento del bacino di raccolta per poter ricevere rifiuti speciali contaminati da amianto in arrivo dalla demolizione delle strutture militari sull'isola. Il 16 giugno la giunta regionale ha accolto la richiesta e una delibera del presidente Renato Soru e del direttore generale Fulvio Dettori ha esteso il bacino di raccolta dei rifiuti oltre i cinquanta chilometri di raggio. Il Comune di Bolotana non ha gradito. Anche perché, secondo gli abitanti del piccolo paese, la zona è già deturpata da un gigantesco piano di lottizzazione industriale rimasto incompiuto. L'ennesima cattedrale nel deserto.

Forzati in nero

Turni di lavoro massacranti. Riposi saltati. Diritti sindacali violati. Straordinari pagati fuori busta. E caporali che ne incassano una parte. Tutto per il G8

Vista così è una normale informativa per i dipendenti. Una di quelle inutili dichiarazioni fotocopia che bisogna firmare con il contratto di assunzione per "assolvere gli obblighi di legge", come è spiegato nelle prime righe. E a decine, gli operai italiani e stranieri assunti alla Maddalena e mandati a lavorare nei cantieri per il G8, hanno firmato. Senza accorgersi che mettendo nome e cognome su questo foglio hanno rinunciato ai diritti irrinunciabili sanciti dalla Costituzione. Perché più o meno a metà dell'informativa, dove uno magari passa oltre, i contabili dell'impresa edile hanno fatto scrivere: "Il titolare potrà, inoltre, dover venire a conoscenza di dati definiti sensibili... quali quelli idonei a rivelare lo stato di salute, l'adesione a un sindacato, adesione ai partiti politici, convinzioni religiose, origini razziali o etniche, eccetera". Firmato: "Il titolare consorzio Forte scarl - Cagliari".

L'importante è che il sindacato non entri e non faccia perdere tempo. Forse a questo serve l'autorizzazione preventiva a raccogliere dati su politica, religione e razza. Senza firma, è scritto, non è garantito il rispetto del contratto. Ma c'è altro nei cantieri per il G8 sull'isola della Maddalena. Lavoro nero. Stipendi pagati fuori busta. Evasione dei contributi Inps. Operai tenuti a bada dai caporali. Minacce per quanti protestano. Violazione delle norme di sicurezza. E perfino una squadra di manovali clandestini, egiziani arrestati dalla locale stazione dei carabinieri. Funziona così l'unica catena di montaggio al mondo che, nonostante la recessione planetaria, continua a marciare a pieno ritmo.

Non è difficile superare i cancelli protetti dal segreto di Stato. Basta chiedere un colloquio per l'assunzione. E così ha fatto 'L'espresso'. È una zona d'ombra dentro cui le squadre al lavoro sono sottoposte alla deregulation più spinta. E dove il capitalismo gira al contrario. Avete in mente il costo della manodopera? Tutte le aziende cercano di ridurlo. E tagliano sul personale. Nei cantieri per il G8 succede l'opposto. A volte sembra ci sia perfino troppa gente sui ponteggi. Fin troppi camion e scavatrici parcheggiati in giro. Tanto paga lo Stato. Stipendi e noleggi. Ed è proprio sugli stipendi che qualche imprenditore sta andando contro la logica.

'L'espresso' è riuscito ad avere le ultime buste paga di una decina di operai dell'impresa Arsenale scarl di Grottaferrata, alle porte di Roma. La dittà è una società consortile a responsabilità limitata costituita apposta, il 6 agosto scorso, per lavorare nel cantiere più grande, la zona centrale del G8. L'area dove l'Anemone, sempre di Grottaferrata, sta realizzando per 58 milioni il centro per il vertice dei capi di Stato. E dove la Nuove infrastrutture di Fano, per 59 milioni, sta costruendo il secondo albergo di lusso.

L'Arsenale scarl fornisce manodopera ai cantieri. È formata al 55 per cento da Nuove infrastrutture di Fano e al 35 per cento dalla Redim 2002, legata alla famiglia Anemone. Ma la Redim 2002 è anche l'impresa edile di Vanessa Pascucci, 37 anni, socia di una casa di produzione di film insieme con la moglie di Angelo Balducci, l'alto dirigente di Stato che per la Protezione civile e per Palazzo Chigi ha gestito la cassa delle grandi opere alla Maddalena (vedi l'articolo nelle pagine precedenti).

Le buste paga dell'Arsenale scarl sono apparentemente perfette. Tra gli otto e i nove euro lordi all'ora. Contributi. Cassa edile. L'indennità giornaliera di trasporto di 93 centesimi. Il codice fiscale dell'impresa. Il timbro Inail. E otto ore di lavoro al giorno. Eppure tutti questi operai hanno fatto ore e ore di straordinari che in busta non compaiono. Perché siano pagati, devono aspettare il 15 del mese successivo. Il saldo lo fa il caporale. A volte in contanti, altre con assegno. Comunque in nero. Evasione fiscale e dei contributi Inps. Nulla di nuovo nel mondo dei cantieri. Anche se questi sono cantieri di Stato.

La novità è la precisione con cui il caporale paga. Tanto da farsi firmare una ricevuta e rilasciarne una copia. Il nome dell'Arsenale scarl ovviamente non compare. Ma c'è il nome del lavoratore. E ci sono le voci del mese: corrispettivo in busta, fuori busta diurno, fuori busta notturno, acconto, totale, a detrarre assegno, rimanenza, firma per ricevuta. E la cifra del corrispettivo in busta coincide sempre con lo stipendio netto stampato sulla cedola ufficiale dell'Arsenale scarl. Domanda ingenua: chi comunica al caporale l'ammontare esatto dello stipendio dichiarato ufficialmente? La seconda domanda è meno scontata: da dove arrivano i fondi?

Per trovare qualche risposta sensata bisogna trascorrere la domenica sera al bar La baracca, a pochi passi dal dormitorio allestito per ospitare gli operai. Brillano luci natalizie e la televisione al plasma manda a tutto volume la diretta Juventus-Milan. Sono le ore in cui, per qualcuno, la nostalgia di casa svuota i pensieri. E a qualcun altro riempie la testa di birra. L'importante è che non si facciano nomi. "Vorrebbe dire farsi cacciare", racconta un ex cameriere di quasi cinquant'anni: "Noi dei consorzi lavoriamo con contratti di uno o due mesi. Tanto, a fine lavori, ci licenziano lo stesso".

Allora, perché pagano gli straordinari in nero? "Perché per ogni ora lavorata, il caporale ha una grossa percentuale per sé". Quanto? "A me danno 15, 16 euro netti l'ora". È più del doppio di un'ora da contratto in busta. "Sì", risponde l'uomo, "così ti invitano a lavorare di più, a fare straordinari fino allo sfinimento, a non parlare con il sindacato. Ci comprano, insomma. A me sta bene". Quattro ore al giorno di straordinari a 16 euro per 26 giorni al mese fanno 1664 euro. E in nero. "Puoi fare 3000, anche 3100 euro al mese complessive. Ma solo per pochi è così. La maggior parte prende 9 euro per gli straordinari diurni e 10,50 per i notturni. E gli stranieri una paga globale a 1600-2000 euro".

Al telefono un impiegato dell'Arsenale scarl smentisce che esistano rapporti tra l'azienda, i dipendenti e i caporali: "Facciamo otto ore di lavoro al giorno, su tre turni". Le ricevute, identiche nella grafica, scritte e stampate con lo stesso computer lasciano pensare al contrario. Ma alla fine i caporali quanto incassano? "40 euro per ogni ora di straordinario lavorata: 10, 15 o 16 vanno al lavoratore, la differenza se la tengono loro. Credo però", dice l'ex cameriere, "che non resti tutto al caporale. La cifra viene sicuramente divisa, ma non so tra chi. I caporali sono una piaga, si arricchiscono senza fare fatica. Ma a me sta bene quello che prendo. Il muratore l'ho fatto da ragazzo. Fino a pochi mesi fa facevo il cameriere stagionale in Trentino. Qui guadagno di più".

Gli 800 manovali al lavoro alla Maddalena, con quattro ore di straordinari a turno, producono un nero di 128 mila euro al giorno. Pagata una media di 11 euro l'ora di straordinario, ai caporali restano 92.800 euro al giorno, 649 mila a settimana, almeno 2 milioni e 600 mila al mese. Ecco perché più gente viene assunta, più ore di straordinario si accumulano, più lo Stato paga. E più i caporali e i loro complici guadagnano. L'esatto contrario dei principi di buona amministrazione pubblica e privata. Ma per pensare che questi siano soldi dello Stato, bisogna ipotizzare che qualcuno rilasci fatture false per giustificarne la spesa. È il metodo più classico per formare fondi neri. Nessun controllo, però, finora l'ha dimostrato. E nessuna indagine ha mai scalfito il segreto di Stato. Lorenzo Manca, segretario provinciale della Fillea, il sindacato edile della Cgil, alla Maddalena ha aperto un ufficio dove incontrare i lavoratori.

Il 29 settembre la Cgil invia una denuncia alla Direzione provinciale del lavoro di Sassari, senza ottenere risultati. I sindacalisti chiedono un'ispezione urgente nei cantieri del G8 alla Maddalena. Segnalano lavoratori senza contratto, mancate visite mediche, carenze nella sicurezza sul lavoro, il superamento dell'orario contrattuale con turni di giorno e di notte di 11 e 12 ore, senza riposi settimanali e la presenza di caporali. "Gli intermediari", è scritto, "effettuano il pagamento degli straordinari in nero mentre lo stipendio contrattuale viene erogato direttamente dalle aziende titolari dell'appalto". Non è difficile incontrare i caporali. 'L'espresso' ne ha identificati quattro in pochi giorni: due sardi, un abruzzese e un moldavo.

Gli immigrati assunti sono più della metà. E fa sorridere pensare che il ministero dell'Interno del leghista Roberto Maroni abbia concesso il nulla osta di segretezza a romeni, moldavi e nordafricani. Un esercito che tra manovali e tecnici stranieri e italiani ha riunito in alcuni periodi 1300 persone. Il segreto di Pulcinella, insomma.

Un autista racconta di ricevere ordini piuttosto singolari: "Quando sono su un camion, dopo qualche ora mi dicono di prenderne un altro. In questo modo sembra che ogni camion abbia un suo autista. Un pomeriggio ne ho fatti girare quattro". Visto che il noleggio dei mezzi costa caro, forse qualcuno dovrebbe controllare se qualche ditta non ne abbia approfittato.

I clandestini arabi arrestati a metà ottobre dai carabinieri sono un caso isolato. "Li abbiamo fermati per un controllo, lontano dai cantieri", raccontano i militari. Secondo la Protezione civile, erano riusciti a farsi assumere da un'impresa sarda in subappalto per il G8 usando documenti falsi. L'impiego di italiani senza contratto capita più spesso. Anche se, per quanto riguarda il lavoro nero, sia i funzionari della struttura di Bertolaso sia i carabinieri mantengono alta la vigilanza.

In settembre quindici operai italiani vengono allontanati al termine del periodo di prova. Loro si rivolgono alla Cgil e raccontano di aver lavorato nei cantieri senza contratto. In nero, quindi. "Senza contratto non potevano essere allontanati", racconta il segretario provinciale della Fillea: "In quell'occasione è bastata una telefonata alla Protezione civile e i quindici sono stati assunti regolarmente nel giro di qualche giorno. Il problema è l'impossibilità di verificare cosa succede là dentro, di saperne di più sul rispetto delle norme di sicurezza. È il ruolo del sindacato previsto dalla legge. Ma non ci danno i permessi per entrare". Eppure il protocollo per la tutela delle condizioni di lavoro nei cantieri dell'isola prevede all'articolo 5 il "coinvolgimento delle parti sociali". È l'intesa firmata da Bertolaso, dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi e dai rappresentanti di cinque imprese. Ci sono operai moldavi che non sanno nemmeno se sono stati iscritti alla cassa edile. Qualcuno di loro si è avvicinato davanti al bar ai sindacalisti della Cisl e della Cgil per chiedere informazioni. I caporali lo hanno scoperto grazie a una spia e i moldavi sono stati minacciati. Soltanto una volta, mesi fa, un ragazzo è stato preso a pugni. Ma perché era sospettato di aver rubato un portafoglio. I caporali targati G8 non picchiano. Basta minacciare il licenziamento. Sanno di avere sempre ascolto nelle imprese che arruolano manovalanza. E con la crisi sempre più dura, è più facile trovare sostituti. Proprio per questo si può superare il cancello. Il colloquio per la futura assunzione è con un geometra del consorzio Forte scarl di Cagliari. È la società che gestisce parte di muratori e carpentieri nel cantiere in cui la capocommessa Gia.Fi. sta trasformando l'ex ospedale militare in albergo per i capi di Stato. Dentro, gli avvisi su turni e pericoli sono stampati in italiano e romeno. Nel container-ufficio degli architetti sono appesi i progetti coperti da segreto. E su una parete, l'avviso è solo in italiano. Ripete una frase resa celebre da Frank Lloyd Wright, architetto americano: "Il medico può seppellire i suoi errori, l'architetto può soltanto consigliare il suo cliente di piantare delle viti".

Piove e il container del consorzio Forte è in fondo al cortile sommerso da una melassa scivolosa di acqua e fango. Il consorzio è la stessa impresa di Cagliari che con la sua richiesta di informazioni su religione e razza ha sepellito un pezzo di Costituzione. Ma nel miscuglio di lingue e dialetti che riempie la mensa, qualche giorno dopo nessuno ne vuole parlare. L'importante è mangiare in fretta e andare a finire il lavoro entro i tempi stabiliti. Da mercoledì 8 a venerdì 10 luglio 2009 si consumerà la tre giorni più costosa dal crollo delle Borse. Trecento milioni di euro. Cento milioni al giorno. 4 milioni 166 mila all'ora, notti comprese. E chiuso il G8 comincia il totofuturo: chi gestirà e a che prezzo queste opere costate una follia?
(23 dicembre 2008)

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