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Reportage dell'espresso
di Fabrizio Gatti
Scandalo Formato G8
Per il summit dei grandi della terra alla Maddalena lavori da 300
milioni di euro. E l'appalto più ricco va a una società vicina alla
moglie del dirigente della Protezione civile che sovrintendeva
all'intera opera
In Italia è tra le più piccole imprese edili e incasserà oltre 117
milioni in nove mesi. Non è la lotteria di Capodanno, ma la montagna
di soldi pubblici che l'Anemone Costruzioni di Grottaferrata, alle
porte di Roma, riceverà grazie ai lavori per il G8 sull'isola della
Maddalena. Luciano Anemone, 54 anni, amministratore unico della
società a responsabilità limitata, tra le tante opere sta costruendo
il centro congressi che nel luglio 2009 ospiterà il primo grande
vertice internazionale con il neopresidente degli Stati Uniti, Barack
Obama. Ed è come se gli italiani gli consegnassero 2 euro a testa.
Neonati compresi. Un record. Anche perché il signor Anemone, pur
dichiarando soltanto 26 dipendenti, si è preso la fetta più grossa
della torta da quasi 300 milioni di euro suddivisi tra cinque società.
Una spesa da nababbi con l'aria che tira, le famiglie in crisi, la
Fiat in gravi difficoltà e l'Alitalia ko. Inutile tentare di sapere
perché sia stata scelta proprio la ditta Anemone. I criteri di
selezione delle cinque imprese, chiamate senza pubbliche gare
d'appalto, così come i progetti, sono coperti dal segreto di Stato:
provvedimento imposto da Romano Prodi, confermato da Silvio Berlusconi
e affidato con tutte le opere alla Protezione civile e al suo
direttore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido
Bertolaso.
Questioni di sicurezza, hanno dichiarato. Ma sollevando il velo della
riservatezza si incontra ben altro. 'L'espresso' è entrato di nascosto
nei cantieri sull'isola della Maddalena. E ha scoperto cosa finora il
segreto di Stato ha impedito di vedere. Il sospetto di spese gonfiate.
Costi di costruzione da capogiro a più di 3.800 euro al metro quadro.
Lavoratori senza contratto. Operai pagati con fondi neri. Le minacce
del caporalato (vedi l'articolo a pag. 38). E un curioso legame
d'affari tra la famiglia del coordinatore della struttura di missione
della Protezione civile,
Angelo Balducci, e l'impresa che a fine lavori guadagnerà di più.
L'Anemone, appunto.
Non finisce qui. Il secondo grande appalto, 59 milioni per la
costruzione dell'albergo che ospiterà i capi di Stato, la Protezione
civile lo ha affidato alla Gia.Fi. di Valerio Carducci, 60 anni,
cavaliere della Repubblica, l'imprenditore fiorentino coinvolto
nell'inchiesta di Luigi De Magistris sulla presunta rete di favori tra
malaffare e politica nazionale in Calabria. E anche i criteri di
selezione della Gia.Fi. sono coperti da segreto.
Angelo Balducci, ingegnere spesso accanto a Bertolaso, ha fama di uomo
da centinaia di milioni di euro. È il braccio operativo nei grandi
appalti della Protezione civile. Non solo calamità, soprattutto
organizzazione di grandi eventi come il G8. Per anni provveditore ai
Lavori pubblici su Lazio e Sardegna, Balducci ha coltivato le amicizie
che contano con l'imprenditoria e il Vaticano. Le sue relazioni
politiche vanno dal leader della Margherita, Francesco Rutelli, al
ministro di An alle Infrastrutture, Altero Matteoli. Il 10 ottobre
scorso Matteoli propone al Consiglio dei ministri e ottiene la nomina
di Balducci a presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.
Nei mesi precedenti, dal 19 marzo al 13 giugno 2008, proprio durante
il periodo più delicato con la preparazione dei cantieri e il
conferimento degli appalti, l'ingegnere è il soggetto attuatore di
tutte le opere per il G8, cioè l'uomo dalle mani d'oro: provvede alle
procedure necessarie per l'affidamento degli incarichi, alla stipula
dei contratti, alla direzione dei lavori e al pagamento degli stati di
avanzamento. E come soggetto attuatore si occupa delle imprese della
famiglia Anemone.
Balducci è un grande esperto nei contratti assegnati d'urgenza dalla
Protezione civile, senza gare d'appalto. Segue per mesi i lavori per i
Mondiali di nuoto del 2009 a Roma e per le manifestazioni del
centocinquantesimo anniversario della Repubblica da celebrare nel
2011. Venerdì 13 giugno, però, è una pessima giornata. Un'ordinanza di
Berlusconi lo rimuove dall'incarico di soggetto attuatore per il G8 e
i Mondiali di nuoto. Ai cantieri della Maddalena, Balducci viene
sostituito da un ingegnere dello staff,Fabio De Santis.
Ma continua a occuparsene con "funzioni di raccordo tra la struttura
di missione", cioè la Protezione civile, e i "soggetti coinvolti dagli
interventi infrastrutturali". In quell'ordinanza, c'è però un
passaggio che farebbe tremare i polsi a qualunque funzionario.
Berlusconi dispone che Bertolaso costituisca "una commissione di
garanzia composta da tre esperti di riconosciuta competenza e
professionalità, anche estranei alla pubblica amministrazione". Una
spesa in più per il G8, perché i compensi per gli esperti sono
ovviamente a carico dello Stato. Obiettivo della commissione:
"Assicurare un'adeguata attività di verifica degli interventi
infrastrutturali posti in essere dai soggetti attuatori... in termini
di congruità dei relativi atti negoziali".
Qualcosa insomma non va nella contrattazione degli appalti. Ma il
segreto di Stato mette tutto a tacere. Così la squadra della
Protezione civile in missione in Sardegna può raccontare, senza essere
smentita, che Balducci è stato promosso. Anche se per lui, che era già
stato presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, è un
ritorno al passato. Il 31 ottobre tocca a De Santis. Sostituito per
decreto, come Balducci. Berlusconi ora nomina un esterno alla pubblica
amministrazione, Gian Michele Calvi, professore di ingegneria
all'Università di Pavia. Il caso è archiviato.
Eppure non è solo una questione di nomine tra il governo e la
Protezione civile. Tutte le ditte per lavorare ai progetti del G8
devono ottenere il nulla osta di segretezza. E il nulla osta dovrebbe
essere rilasciato dal ministero dell'Interno soltanto dopo accurate
indagini sulla trasparenza delle imprese. Invece troppi particolari
sono sfuggiti a chi avrebbe dovuto controllare. Bisogna lasciare la
Maddalena, volare a Fiumicino e salire a Grottaferrata, alle porte di
Roma. Via 4 novembre 32, nel mezzo di un quartiere di viali alberati,
è l'indirizzo dichiarato da Luciano Anemone come sua residenza o come
sede legale dell'Anemone Costruzioni. Ed è anche, come ha scoperto 'L'espresso',
l'indirizzo di una casa di produzioni cinematografica, la Erretifilm
srl. Di chi è? Amministratore unico e proprietaria al 50 per cento è
Rosanna Thau, 62 anni, moglie di Angelo Balducci. Venticinquemila euro
per costituire la srl della signora Balducci li ha messi però Vanessa
Pascucci, 37 anni, amministratore unico e socia a metà di un'altra
impresa edile legata alla famiglia Anemone, la Redim 2002 di
Grottaferrata. E attraverso la Redim 2002, Vanessa Pascucci è anche
socia dell'Arsenale scarl: società costituita apposta per il cantiere
nell'ex Arsenale della Maddalena. Così il cerchio si chiude. Protetto
dal segreto di Stato, l'appalto più ricco del G8 è finito a società
amiche di chi aveva in mano la cassa. Con il suo seguito di domande. A
cominciare da questa: chi ha scelto di affidare a Balducci l'incarico
più delicato?
I guadagni in gioco sono spaventosi. L'opera su cui è già possibile
fare qualche conto è l'albergo che ospiterà i presidenti. Capocommessa
del cantiere, la Gia.Fi. di Valerio Carducci. Le poche notizie uscite
dagli uffici della Regione Sardegna parlano di 57 mila metri cubi per
un costo d'opera salito da 59 a 73 milioni di euro. Considerando
un'altezza media delle stanze di 3 metri, sono 19 mila metri quadri
coperti. Dunque un costo di costruzione al metro quadro di 3.842 euro,
escluso il valore dell'area. Una cifra pazzesca se paragonata al
valore di costruzione che per le case di lusso, secondo un capomastro
della Maddalena, non supera i 1.200 euro al metro. Polverizzati anche
i valori di vendita pubblicati dal sito dell'Agenzia del territorio:
un massimo di 3.100 euro al metro quadro per le ville e di 2.000-2.300
per le attività commerciali. Così un ente dello Stato, la Protezione
civile, sta finanziando un'opera ignorando le quotazioni pubblicate da
un altro ente statale, l'Agenzia del territorio. L'esubero potrebbe
essere giustificato con le spese per l'arredamento, il centro
benessere e i letti su cui dormiranno Nicolas Sarkozy, Carla Bruni e
Angela Merkel. Ma è difficile crederlo. Ammettendo un costo di
costruzione molto vantaggioso per le imprese di 2000 euro al metro
quadro (38 milioni in totale), per l'arredamento avanzerebbero 35
milioni. Cioè il costo di un altro albergo.
Lavori e
milioni
EX OSPEDALE
L'appalto per la trasformazione dell'ex ospedale militare nell'hotel
che ospiterà i capi di Stato è stato affidato alla Gia.Fi.
(stanziamento iniziale 59 milioni saliti ora a 73). In Sardegna
l'impresa ha costruito la questura di Sassari e il carcere di Tempio
Pausania
RETE IDRICA
Appalto affidato alla ditta Opere pubbliche spa (13 milioni dI euro)
CONFERENZE
Il centro conferenze dove si terrà l'incontro tra capi di Stato sarà
realizzato dalla Anemone costruzioni srl di Grottaferrata (58 milioni)
ARSENALE
La costruzione del secondo albergo, nella zona dell'Arsenale, è stata
affidata alla Nuove infrastrutture srl di Fano, società legata
all'Anemone (59 milioni)
SUL MARE
Il progetto per il lungomare sarà realizzato dalla Grandi lavori
Fincosit, società che affianca le cooperative (42 milioni 900 mila)
CENTRO STAMPA
La costruzione della grande sala stampa nella zona dell'Arsenale è
stata assegnata alla Imac srl di Roma (26 milioni)
AMIANTO
L'appalto per la bonifica dell'amianto nella zona dell'Arsenale è
stato affidato alla Servizi ambientali sardi di Sassari
La discarica
dell'amianto
Una discarica in una zona umida e ricca d'acqua, a poche centinaia di
metri da un fiume. Ecco dove è finito l'amianto raccolto dalla
demolizione delle strutture dell'Arsenale militare sull'isola della
Maddalena. La discarica è a Bolotana, in provincia di Nuoro (nella
foto sotto), nella valle del fiume Tirso. Le cronache della scorsa
estate parlano di 365 quintali di amianto o di macerie contaminate da
amianto, usato in grande quantità in passato. La discarica è gestita
da un imprenditore di Nuoro, Francesco Cancellu, 72 anni. L'impianto
aveva un limite territoriale per la raccolta dei rifiuti di 50
chilometri di raggio. Nel 2004 Cancellu aveva chiesto l'estensione del
bacino di raccolta. Ma la Regione Sardegna, su pressione del Comune di
Bolotana preoccupato per la presenza di molta acqua nella discarica,
aveva respinto la richiesta. Il braccio di ferro però non è terminato
così. Nel 2007 l'imprenditore è tornato alla carica. E il 12 maggio
2008, prima dell'apertura dei cantieri alla Maddalena, ha chiesto
ancora una volta l'allargamento del bacino di raccolta per poter
ricevere rifiuti speciali contaminati da amianto in arrivo dalla
demolizione delle strutture militari sull'isola. Il 16 giugno la
giunta regionale ha accolto la richiesta e una delibera del presidente
Renato Soru e del direttore generale Fulvio Dettori ha esteso il
bacino di raccolta dei rifiuti oltre i cinquanta chilometri di raggio.
Il Comune di Bolotana non ha gradito. Anche perché, secondo gli
abitanti del piccolo paese, la zona è già deturpata da un gigantesco
piano di lottizzazione industriale rimasto incompiuto. L'ennesima
cattedrale nel deserto.
Forzati in
nero
Turni di lavoro massacranti. Riposi saltati. Diritti sindacali
violati. Straordinari pagati fuori busta. E caporali che ne incassano
una parte. Tutto per il G8
Vista così è una normale informativa per i dipendenti. Una di quelle
inutili dichiarazioni fotocopia che bisogna firmare con il contratto
di assunzione per "assolvere gli obblighi di legge", come è spiegato
nelle prime righe. E a decine, gli operai italiani e stranieri assunti
alla Maddalena e mandati a lavorare nei cantieri per il G8, hanno
firmato. Senza accorgersi che mettendo nome e cognome su questo foglio
hanno rinunciato ai diritti irrinunciabili sanciti dalla Costituzione.
Perché più o meno a metà dell'informativa, dove uno magari passa
oltre, i contabili dell'impresa edile hanno fatto scrivere: "Il
titolare potrà, inoltre, dover venire a conoscenza di dati definiti
sensibili... quali quelli idonei a rivelare lo stato di salute,
l'adesione a un sindacato, adesione ai partiti politici, convinzioni
religiose, origini razziali o etniche, eccetera". Firmato: "Il
titolare consorzio Forte scarl - Cagliari".
L'importante è che il sindacato non entri e non faccia perdere tempo.
Forse a questo serve l'autorizzazione preventiva a raccogliere dati su
politica, religione e razza. Senza firma, è scritto, non è garantito
il rispetto del contratto. Ma c'è altro nei cantieri per il G8
sull'isola della Maddalena. Lavoro nero. Stipendi pagati fuori busta.
Evasione dei contributi Inps. Operai tenuti a bada dai caporali.
Minacce per quanti protestano. Violazione delle norme di sicurezza. E
perfino una squadra di manovali clandestini, egiziani arrestati dalla
locale stazione dei carabinieri. Funziona così l'unica catena di
montaggio al mondo che, nonostante la recessione planetaria, continua
a marciare a pieno ritmo.
Non è difficile superare i cancelli protetti dal segreto di Stato.
Basta chiedere un colloquio per l'assunzione. E così ha fatto 'L'espresso'.
È una zona d'ombra dentro cui le squadre al lavoro sono sottoposte
alla deregulation più spinta. E dove il capitalismo gira al contrario.
Avete in mente il costo della manodopera? Tutte le aziende cercano di
ridurlo. E tagliano sul personale. Nei cantieri per il G8 succede
l'opposto. A volte sembra ci sia perfino troppa gente sui ponteggi.
Fin troppi camion e scavatrici parcheggiati in giro. Tanto paga lo
Stato. Stipendi e noleggi. Ed è proprio sugli stipendi che qualche
imprenditore sta andando contro la logica.
'L'espresso' è riuscito ad avere le ultime buste paga di una decina di
operai dell'impresa Arsenale scarl di Grottaferrata, alle porte di
Roma. La dittà è una società consortile a responsabilità limitata
costituita apposta, il 6 agosto scorso, per lavorare nel cantiere più
grande, la zona centrale del G8. L'area dove l'Anemone, sempre di
Grottaferrata, sta realizzando per 58 milioni il centro per il vertice
dei capi di Stato. E dove la Nuove infrastrutture di Fano, per 59
milioni, sta costruendo il secondo albergo di lusso.
L'Arsenale scarl fornisce manodopera ai cantieri. È formata al 55 per
cento da Nuove infrastrutture di Fano e al 35 per cento dalla Redim
2002, legata alla famiglia Anemone. Ma la Redim 2002 è anche l'impresa
edile di Vanessa Pascucci, 37 anni, socia di una casa di produzione di
film insieme con la moglie di Angelo Balducci, l'alto dirigente di
Stato che per la Protezione civile e per Palazzo Chigi ha gestito la
cassa delle grandi opere alla Maddalena (vedi l'articolo nelle pagine
precedenti).
Le buste paga dell'Arsenale scarl sono apparentemente perfette. Tra
gli otto e i nove euro lordi all'ora. Contributi. Cassa edile.
L'indennità giornaliera di trasporto di 93 centesimi. Il codice
fiscale dell'impresa. Il timbro Inail. E otto ore di lavoro al giorno.
Eppure tutti questi operai hanno fatto ore e ore di straordinari che
in busta non compaiono. Perché siano pagati, devono aspettare il 15
del mese successivo. Il saldo lo fa il caporale. A volte in contanti,
altre con assegno. Comunque in nero. Evasione fiscale e dei contributi
Inps. Nulla di nuovo nel mondo dei cantieri. Anche se questi sono
cantieri di Stato.
La novità è la precisione con cui il caporale paga. Tanto da farsi
firmare una ricevuta e rilasciarne una copia. Il nome dell'Arsenale
scarl ovviamente non compare. Ma c'è il nome del lavoratore. E ci sono
le voci del mese: corrispettivo in busta, fuori busta diurno, fuori
busta notturno, acconto, totale, a detrarre assegno, rimanenza, firma
per ricevuta. E la cifra del corrispettivo in busta coincide sempre
con lo stipendio netto stampato sulla cedola ufficiale dell'Arsenale
scarl. Domanda ingenua: chi comunica al caporale l'ammontare esatto
dello stipendio dichiarato ufficialmente? La seconda domanda è meno
scontata: da dove arrivano i fondi?
Per trovare qualche risposta sensata bisogna trascorrere la domenica
sera al bar La baracca, a pochi passi dal dormitorio allestito per
ospitare gli operai. Brillano luci natalizie e la televisione al
plasma manda a tutto volume la diretta Juventus-Milan. Sono le ore in
cui, per qualcuno, la nostalgia di casa svuota i pensieri. E a qualcun
altro riempie la testa di birra. L'importante è che non si facciano
nomi. "Vorrebbe dire farsi cacciare", racconta un ex cameriere di
quasi cinquant'anni: "Noi dei consorzi lavoriamo con contratti di uno
o due mesi. Tanto, a fine lavori, ci licenziano lo stesso".
Allora, perché pagano gli straordinari in nero? "Perché per ogni ora
lavorata, il caporale ha una grossa percentuale per sé". Quanto? "A me
danno 15, 16 euro netti l'ora". È più del doppio di un'ora da
contratto in busta. "Sì", risponde l'uomo, "così ti invitano a
lavorare di più, a fare straordinari fino allo sfinimento, a non
parlare con il sindacato. Ci comprano, insomma. A me sta bene".
Quattro ore al giorno di straordinari a 16 euro per 26 giorni al mese
fanno 1664 euro. E in nero. "Puoi fare 3000, anche 3100 euro al mese
complessive. Ma solo per pochi è così. La maggior parte prende 9 euro
per gli straordinari diurni e 10,50 per i notturni. E gli stranieri
una paga globale a 1600-2000 euro".
Al telefono un impiegato dell'Arsenale scarl smentisce che esistano
rapporti tra l'azienda, i dipendenti e i caporali: "Facciamo otto ore
di lavoro al giorno, su tre turni". Le ricevute, identiche nella
grafica, scritte e stampate con lo stesso computer lasciano pensare al
contrario. Ma alla fine i caporali quanto incassano? "40 euro per ogni
ora di straordinario lavorata: 10, 15 o 16 vanno al lavoratore, la
differenza se la tengono loro. Credo però", dice l'ex cameriere, "che
non resti tutto al caporale. La cifra viene sicuramente divisa, ma non
so tra chi. I caporali sono una piaga, si arricchiscono senza fare
fatica. Ma a me sta bene quello che prendo. Il muratore l'ho fatto da
ragazzo. Fino a pochi mesi fa facevo il cameriere stagionale in
Trentino. Qui guadagno di più".
Gli 800 manovali al lavoro alla Maddalena, con quattro ore di
straordinari a turno, producono un nero di 128 mila euro al giorno.
Pagata una media di 11 euro l'ora di straordinario, ai caporali
restano 92.800 euro al giorno, 649 mila a settimana, almeno 2 milioni
e 600 mila al mese. Ecco perché più gente viene assunta, più ore di
straordinario si accumulano, più lo Stato paga. E più i caporali e i
loro complici guadagnano. L'esatto contrario dei principi di buona
amministrazione pubblica e privata. Ma per pensare che questi siano
soldi dello Stato, bisogna ipotizzare che qualcuno rilasci fatture
false per giustificarne la spesa. È il metodo più classico per formare
fondi neri. Nessun controllo, però, finora l'ha dimostrato. E nessuna
indagine ha mai scalfito il segreto di Stato. Lorenzo Manca,
segretario provinciale della Fillea, il sindacato edile della Cgil,
alla Maddalena ha aperto un ufficio dove incontrare i lavoratori.
Il 29 settembre la Cgil invia una denuncia alla Direzione provinciale
del lavoro di Sassari, senza ottenere risultati. I sindacalisti
chiedono un'ispezione urgente nei cantieri del G8 alla Maddalena.
Segnalano lavoratori senza contratto, mancate visite mediche, carenze
nella sicurezza sul lavoro, il superamento dell'orario contrattuale
con turni di giorno e di notte di 11 e 12 ore, senza riposi
settimanali e la presenza di caporali. "Gli intermediari", è scritto,
"effettuano il pagamento degli straordinari in nero mentre lo
stipendio contrattuale viene erogato direttamente dalle aziende
titolari dell'appalto". Non è difficile incontrare i caporali. 'L'espresso'
ne ha identificati quattro in pochi giorni: due sardi, un abruzzese e
un moldavo.
Gli immigrati assunti sono più della metà. E fa sorridere pensare che
il ministero dell'Interno del leghista Roberto Maroni abbia concesso
il nulla osta di segretezza a romeni, moldavi e nordafricani. Un
esercito che tra manovali e tecnici stranieri e italiani ha riunito in
alcuni periodi 1300 persone. Il segreto di Pulcinella, insomma.
Un autista racconta di ricevere ordini piuttosto singolari: "Quando
sono su un camion, dopo qualche ora mi dicono di prenderne un altro.
In questo modo sembra che ogni camion abbia un suo autista. Un
pomeriggio ne ho fatti girare quattro". Visto che il noleggio dei
mezzi costa caro, forse qualcuno dovrebbe controllare se qualche ditta
non ne abbia approfittato.
I clandestini arabi arrestati a metà ottobre dai carabinieri sono un
caso isolato. "Li abbiamo fermati per un controllo, lontano dai
cantieri", raccontano i militari. Secondo la Protezione civile, erano
riusciti a farsi assumere da un'impresa sarda in subappalto per il G8
usando documenti falsi. L'impiego di italiani senza contratto capita
più spesso. Anche se, per quanto riguarda il lavoro nero, sia i
funzionari della struttura di Bertolaso sia i carabinieri mantengono
alta la vigilanza.
In settembre quindici operai italiani vengono allontanati al termine
del periodo di prova. Loro si rivolgono alla Cgil e raccontano di aver
lavorato nei cantieri senza contratto. In nero, quindi. "Senza
contratto non potevano essere allontanati", racconta il segretario
provinciale della Fillea: "In quell'occasione è bastata una telefonata
alla Protezione civile e i quindici sono stati assunti regolarmente
nel giro di qualche giorno. Il problema è l'impossibilità di
verificare cosa succede là dentro, di saperne di più sul rispetto
delle norme di sicurezza. È il ruolo del sindacato previsto dalla
legge. Ma non ci danno i permessi per entrare". Eppure il protocollo
per la tutela delle condizioni di lavoro nei cantieri dell'isola
prevede all'articolo 5 il "coinvolgimento delle parti sociali". È
l'intesa firmata da Bertolaso, dal ministro del Lavoro, Maurizio
Sacconi e dai rappresentanti di cinque imprese. Ci sono operai moldavi
che non sanno nemmeno se sono stati iscritti alla cassa edile.
Qualcuno di loro si è avvicinato davanti al bar ai sindacalisti della
Cisl e della Cgil per chiedere informazioni. I caporali lo hanno
scoperto grazie a una spia e i moldavi sono stati minacciati. Soltanto
una volta, mesi fa, un ragazzo è stato preso a pugni. Ma perché era
sospettato di aver rubato un portafoglio. I caporali targati G8 non
picchiano. Basta minacciare il licenziamento. Sanno di avere sempre
ascolto nelle imprese che arruolano manovalanza. E con la crisi sempre
più dura, è più facile trovare sostituti. Proprio per questo si può
superare il cancello. Il colloquio per la futura assunzione è con un
geometra del consorzio Forte scarl di Cagliari. È la società che
gestisce parte di muratori e carpentieri nel cantiere in cui la
capocommessa Gia.Fi. sta trasformando l'ex ospedale militare in
albergo per i capi di Stato. Dentro, gli avvisi su turni e pericoli
sono stampati in italiano e romeno. Nel container-ufficio degli
architetti sono appesi i progetti coperti da segreto. E su una parete,
l'avviso è solo in italiano. Ripete una frase resa celebre da Frank
Lloyd Wright, architetto americano: "Il medico può seppellire i suoi
errori, l'architetto può soltanto consigliare il suo cliente di
piantare delle viti".
Piove e il container del consorzio Forte è in fondo al cortile
sommerso da una melassa scivolosa di acqua e fango. Il consorzio è la
stessa impresa di Cagliari che con la sua richiesta di informazioni su
religione e razza ha sepellito un pezzo di Costituzione. Ma nel
miscuglio di lingue e dialetti che riempie la mensa, qualche giorno
dopo nessuno ne vuole parlare. L'importante è mangiare in fretta e
andare a finire il lavoro entro i tempi stabiliti. Da mercoledì 8 a
venerdì 10 luglio 2009 si consumerà la tre giorni più costosa dal
crollo delle Borse. Trecento milioni di euro. Cento milioni al giorno.
4 milioni 166 mila all'ora, notti comprese. E chiuso il G8 comincia il
totofuturo: chi gestirà e a che prezzo queste opere costate una
follia?
(23 dicembre 2008)
http://espresso.repubblica.it
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