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"LIBERTA' FONDAMENTALI NON SONO SOLO INVIOLABILI PERCHE'
GARANTITE DALLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO, SONO
ANCHE INTOCCABILI PERCHE' GELOSAMENTE CUSTODITI NEL PROFONDO DEL
CUORE! SONO INAFFERRABILI DAGLI ANIMI INSENSIBILI"
RaisinSioux


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La Catena di San Libero n. 381
Di
Riccardo Orioles
10 febbraio 2009
Tecnica del colpo di stato
Ci sono due tipi di persone completamente differenti,
in questi giorni, che appaiono confuse fra loro ma non hanno, come
esseri umani, assolutamente nulla in comune. Quelli che in buona fede
"difendono la vita" e la danno giustamente un valore superiore a ogni
altra cosa. E quelli che difendono semplicemente un potere. I primi
sbagliano solo, secondo me, su un elemento di fatto: un corpo che
credono vivo (per come presentato dai media) e che in realtà non lo è.
I secondi, lucidissimi, gestiscono il passaggio finale del Piano di
Rinascita: l'abolizione dell'odiata democrazia (comunista, faziosa,
antifascista, demagogica, senzadio, modernista e chi più ne ha più ne
metta: sono tutte definizioni storicamente usate in un momento o
nell'altro) e l'instaurazione del regime d'ordine, della dittatura dei
pochi.
Ai primi bisogna tributare più che mai rispetto, perché seguono una
coscienza, e la diversità di opinioni non menoma la loro onestà di
cittadini. E' ormai da generazioni che i cattolici, in Italia, hanno
superato il loro esame civile. Non c'è stata battaglia sociale, dagli
anni Settanta in poi, in cui credenti e non credenti si siano
sostanzialmente differenziati. Il triste Vaticano di Ratzinger non è
che un episodio passeggero e ha le sue radici in luoghi "laici" (neoconneries,
razzismi, idolatrie dei consumi), non in una cultura cattolica
diffusa.
Non è il primo papa che "fa politica" e s'illude, facendola, di
esercitare chissà quale funzione provvidenziale. Ma costruisce
sull'acqua: la chiesa è papa Giovanni, non è lui. Due cose, dal
sessantotto in poi, sono veramente cambiate nella società italiana: i
cattolici e le donne. Chi vuol resuscitare i Pii dodici ha la stessa
consistenza storica e la stessa probabilità di successo di una
Carfagna che teorizzasse un ritorno ai poteri monarchici di qualche
madame Pompadour.
* * *
E' vero invece che, su un terreno accuratamente scelto e con una
programmazione evidentemente ben meditata, il regime sonda il colpo di
stato. Alcune cose dette da Berlusconi in questi giorni sono da
impeachment ai sensi dell'articolo 90 della Costituzione. Benissimo ha
fatto il Presidente della Repubblica a fare - sostanzialmente -
appello al popolo in questo caso. Garante della Repubblica e Capo
delle forze armate, egli ha materialmente i poteri per fermare il
putsch. Che non è fatto solo di propaganda e politica ma di risorse
concrete (ultras, camorristi, squadristi organizzati) che potrebbero
in un domani essere mobilitate, non per la prima volta, a sostegno di
un golpe neanche tanto "legale".
In questi giorni difficili, i più decisivi dalla fondazione della
Repubblica in poi, manca però un protagonista fondamentale, la
sinistra. Nella sua connotazione moderata come in quelle più radicali,
essa sta dando una prova penosa di superficialità, leggerezza e
disunione. Fra i "democratici", i grotteschi egocentrismi di Veltroni;
fra i "rivoluzionari", cinque o sei partiti e aspiranti partiti
ridicolissimi, non in grado nemmeno di fare una lista unica in un
momento come questo; Di Pietro a condire il tutto con le tirate
"rivoluzionarie" contro Napolitano.
Tocca a noi "cittadini semplici", a quanto pare, tirarci fuori dai
guai. Un esempio da seguire c'è, ed è quello del movimento antimafia
degli anni Ottanta e Novanta. Che in momenti difficili, con i politici
nel pallone e la Repubblica sotto il mirino dei potenti, ha pur saputo
unirsi, fare Cln e fare rete, essere trasversale ma risoluto,
attaccare. Certo è durato poco, ma forse allora, in quegli anni, ha
impedito molte cose. E' ora di ristudiarlo con attenzione, capire i
suoi punti di forza ed i suoi errori, rifarlo senza questi ultimi ma
con la stessa decisione. E' l'unica via d'uscita, adesso, e in fondo è
sempre la stessa e si potrebbe anche chiamare Resistenza.
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Italien
"Vietato curare i negri". "Denunciare gli stranieri sospetti".
"Vietato dormire su questa panchina". "Solo per bianchi". "Per
eventuali delazioni, rivolgersi all'Ufficio Spie". E il governo che
proclama: "Sì, siamo molto cattivi". Non è che per caso sta cambiando
qualcosa, in questo paese?.
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Mailand
Milano. L'assessore alla cultura, per commemorare i futuristi,
organizza una "Rissa in Galleria" con ballerini, attori, ecc. Nessuno
però avverte i vigili, che arrivano, vedono la rissa e bloccano i
"rissanti", fra cui l'assessore. "Lei non sa chi sono io!". Trambusto,
concitazione, poi tutti a casa.
Al liceo Parini, invece, dove c'è un dibattito sul darwinismo, di
notte arrivano i giovani del Comitato antievoluzionista (che
combattono Darwin, scimmie e tutto il resto) e appendono dei pupazzi
scimmieschi sul portone, a titolo di contestazione.
Al Comune, politici e Ufficio legale cercano un modo di salvare gli
stipendi dei supermanager delle SpA comunali: Catania dell'Atm, Bonomi
della Sea ecc.: mezzo milione di euri ciascuno, ma la Corte dei Conti
- visti i parametri di legge - dice che sono troppi e invita "ad
adottare gli interventi correttivi ritenuti opportuni". Peggio dei
comunisti, del cardinal Tettamanzi, della Cgil, del Leoncavallo.
Nei bar chi ne ha voglia (pochi, col freddo che fa) discute della
notizia del giorno, la condanna del capo-lega di Rovato (Brescia) per
violenza di gruppo e stupro: da sindaco aveva organizzato pattuglie e
ronde contro le prostitute rumene; da privato cittadino, con altri
giovinastri, ne aveva sequestrato e violentato una. Discorsi da bar, e
con cautela, perché nei telegiornali non se ne parla e le ronde
padane, ormai ufficializzate per legge, potrebbero segnarsi i nomi di
chi parla troppo...
Vicino alla dogana, nel frattempo, è morto il settimo barbone di
quest'inverno. E' morto di freddo e gelo, morte naturale. Nessuno gli
ha dato fuoco, ed è già qualcosa.
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Facciamoci conoscere
La Svizzera ha approvato in un referendum la libera circolazione dei
lavoratori con l'Unione europea, compresi bulgari e rumeni. Tutti i
cantoni hanno votato sì con larga maggioranza, meno i quattro
tradizionalmente più retrivi. Fra questi ultimi si è distinto
(sessantacinque per cento dei voti contro i lavoratori) il Canton
Ticino, l'unico cantone svizzero abitato da italiani.
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Nel frattempo
Si può essere violentate, se si è donne, da un gruppo di rumeni
ubriachi o da una banda di ragazzini-bene di Como. Si può essere fatti
fuori, se si è neri, da un camorrista campano o da un barista
milanese. Si può essere bruciati vivi, se si è senza casa, da tre
coatti laziali o da quattro annoiati ragazzi riminesi (questi ultimi
sono già fuori di galera, quattro mesi dopo). Tutto ciò è
indubbiamente complesso e dà infatti luogo a dibattiti molto
approfonditi. Nel frattempo:
- mettere le donne in condizioni di difendersi contro i maschi,
lombardi o albanesi che siano: porto d'armi gratuito per le donne, a
semplice richiesta; armi da fuoco, non peperoncino;
- mettere gli immigrati in condizioni di essere veramente difesi dalla
legge: arruolare subito diecimila carabinieri e poliziotti immigrati,
cittadini italiani; se ci sono gli operai neri, non si vede perché non
ci debbono essere i poliziotti neri, come in America;
- difendere l'italianità, l'identità nazionale e tutte le altre belle
cose di cui si parla: se fai lo stronzo non sei italiano, ci fai fare
figura di merda a tutti; perciò chi picchia un immigrato, molesta una
donna, fa il razzista o il nazista va preso, privato della
cittadinanza italiana, imbarcato su una nave e regalato al Marocco, al
Senegal, a chi se lo prende. Potrà tornare in Italia dopo dieci anni e
dopo avere attraversato il Mediterraneo in canotto. La sua carta di
cittadino italiano, nel frattempo, sarà stata data a un marocchino o
un senegalese ufficialmente "clandestino" ma onesto e lavoratore.
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Giornali e razzismo
Meno male che c'è il Cospe, una delle organizzazioni promotrici della
campagna "Mettiamo al bando la parola clandestino", altrimenti non
avrei mai scoperto la caccia al rumeno lanciata da "Il Giornale" sul
proprio sito web, da cui mi tengo prudentemente alla larga. Il 4
febbraio, alla vigilia del decreto che trasforma i medici in
poliziotti/spie, legalizza le ronde di vigilantes e batte cassa sulla
pelle dei più poveri con la tassa sul permesso di soggiorno, il sito
ilgiornale.it dà lezioni di populismo
con l'articolo "Cacciamoli. Bucarest si riprenda le sue canaglie":
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325970
Un articolo che sarebbe ridicolo se non fosse inquietante, dove Paolo
Granzotto parla di "rispedire al mittente la feccia romena", e spera
"che non mi si dia del razzista se chiamo col loro nome individui che
ammazzano, stuprano, rubano agendo con furore belluino". Il teorema è
semplice:
mandiamoli a casa loro perché da noi la giustizia è troppo buonista.
Granzotto si chiede anche "se desti più furore sapere che il colpevole
in qualche modo l'ha fatta franca - magari scarcerato dopo un paio di
giorni - o sapere che è fuori dai piedi, in qualche galera o in
qualche souk [sic!] romeno". E che saranno mai questi "souk romeni"?
L'immagine evocata da questo articolo è quella di un carcere duro tipo
quello che ospitava Dustin Hoffman e Steve McQueen in "Papillon", dove
carcerieri unti e nerboruti sono pronti a farti fuori al minimo gesto
di ribellione. In realtà ci vuol poco a confondere i mercati arabi con
un piatto nordafricano, e dall'unione dei "suq" con il "couscous"
nasce il "souk" di Granzotto.
La notizia gira su Facebook fino ad incontrare l'ironia dello
scrittore pugliese Giuliano Pavone:
"dall'articolo si evince che Granzotto non sa cosa sia un suq,
convinto che la Romania - dove notoriamente si parla l'arabo,
altrimenti non potrebbero essere così canaglie - sia piena di suq. A
quando i kibbutz paraguayani e gli igloo congolesi?"
Il senso di grottesco che nasce da questo esempio eclatante di
disinformazione aumenta al pensare che queste cose sono scritte anche
con soldi "rumeni": quelli versati al fisco dai lavoratori immigrati e
successivamente dirottati ai quotidiani grazie ai finanziamenti
pubblici. Se fossimo un paese civile, il razzismo ce lo pagheremmo
almeno di tasca nostra, e oltre alla "feccia rumena", avremmo il
coraggio di perseguire anche quella italiana, perfino quando si
nasconde nei banchi del Parlamento e nelle redazioni prestigiose.
[Carlo Gubitosa]
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Libero e il Riformista
Dello stesso padrone, il sor Giampaolo Angelucci. Che, ha detto il
giudice prima di mandarlo ar gabbio per una serie di milionari
intrallazzi con le cliniche private, li usava imparzialmente entrambi
per "fare lobby" (in latino: ricatti) sui politici che annavano
lobbizzati. Di cui, il Riformista signorilmente glissa e parla d'altro
mentre il sanguigno Feltri sbraita: "Vonno mette a tacè er ggiornale
ppiù Libbero! Er mio ggiornale!". Tutt'e due so' giornali "politici"
e, in quanto tali, cianno li scudi pubblici assicurati. Più quelli de
Angelucci, che nun sso' pochi.
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La Storia
“Silvio Berlusconi, interrogato al termine di una cena della
principessa Nicoletta Odescalchi...".
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La base
Il ministro della difesa La Russa, sul quotidiano La Sicilia di
Catania:
“Sigonella diventerà ancora di più un punto nevralgico della sicurezza
dove si concentreranno le forze di intelligence dell’Italia e della
Nato, e questo non solo aumenterà il ruolo italiano nella Nato, ma
darà posti di lavoro con l’arrivo di alcune migliaia di americani,
cioè le 800 famiglie dei militari”.
Il proprietario de La Sicilia, il costruttore Mario Ciancio, è
proprietario di un immenso aranceto nel territorio di Lentini di cui,
provvidenzialmente, l’amministrazione comunale ha autorizzato a
variare la destinazione d’uso. Vi potranno essere costruite più di
mille villette unifamiliari per il personale USA di Sigonella. Per il
progetto esecutivo e i futuri lavori esiste già una società, la
Scirumi Srl. I soci? La Maltauro di Vicenza e la famiglia Ciancio.
[antonio mazzeo]
Bookmark:
www.terrelibere.it
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Carta d'identità
"Giuseppe Gatì Savio, nato ad Agrigento il 18 /10/1986, residente a
Campobello di Licata (AG), cittadino libero. Ho voluto specificare il
mio “status”, per combattere il servilismo che ogni giorno di più
avvolge il nostro Paese. Ho scelto di rimanere in Sicilia, di non
andare via anche se vivere qui è duro, durissimo...".
Così si presentava sul suo blog Giuseppe Gatì, morto sabato mentre
lavorava in campagna aiutando suo padre. Un siciliano d'altri tempi:
fiero, lavoratore, affezionato alla famiglia, coraggioso e buono.
Sulla stampa perbene ha avuto quattro misere righe, da morto sul
lavoro. Qualcuno, di sfuggita, ha ricordato che aveva contestato
Sgarbi in Sicilia: ma questo certamente non basta a farne un
personaggio mediatico, ci mancherebbe. Ha lavorato, ha studiato, ha
fatto la sua breve utile vita: lontano dai palazzi, completamente
estraneo al mondo artificiale e spregevole dei Vip.
Un pezzo di questo mondo, con la consueta arroganza, a un certo punto
è piombato in Sicilia, con le fattezze di Sgarbi, chissà perché. I "cappeddi",
i notabili, i nobili culo-a-ponte di Agrigento e Salemi si sono
affrettati a servirlo, a riverirlo abiettamente, a strisciargli ai
piedi.
Giuseppe, ragazzo siciliano, invece no: gli si è piantato davanti e
"Viva l'antimafia! - gli ha urlato in faccia - Viva Caselli!".
I servi guardaspalle siciliani, fra le urla degli altri servi e gli
applausi del pubblico servo, l'hanno afferrato e portato via. Ma là,
per un istante, s'è udita la voce vera della Sicilia, ed era una voce
giovane, senza paura.
Sbava, Sgarbi, strisciate, servi, ringhiate la vostra rabbia quanto
volete: la voce vi azzera tutti, è più forte di voi. Viva Caselli,
viva la nostra antimafia, viva sempre Giuseppe ragazzo siciliano.
Bookmark:
www.lamiaterraladifendo.it
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Pizzini
coppol32@coppolasalvatore.191.it
wrote:
<...ho partecipato con uno stand Coppola Editore alla Fiera del libro
di Torino dove ho esposto I "pizzini" della legalità (allegato) e ho
conosciuto Rosario Esposito La Rossa (allegato) che mi ha chiesto se
fossi disponibile a pubblicarne sulla camorra e da allora ne abbiamo
stampato 5 titoli (nell'allegato ultimi 5 titoli).. Tempo fa Rosario
mi aveva chiesto se fosse possibile farli a Scampia, ma c'erano
problemi logistici e di investimento capitali X stampanti, carta,
macchinari e luogo che potesse ospitare questa fabbrica. Dai primi di
gennaio a ieri abbiamo risolto questi problemi, per cui entro fine
settimana tutto dovrebbe essere disponibile a Scampia e io andrò a
Napoli 2-3 gg x spiegare come si fanno i pizzini. Pensiamo di farne
10.000 x la Giornata della Memoria 21 Marzo a Napoli >
Bookmark:
www.coppolaeditore.com
________________________________________
Ucuntu
Siamo passando alla seconda fase: sito rinnovato (vedere), e
soprattutto network (La periferica, I cordai, Casablanca, Step1,
Cieli, 095, Telejato, Itacanews, Catanianotizie) fra siti e giornali
di quartiere, seminari di lavoro (dal 5 gennaio in poi), seconda
assemblea operativa entro febbraio.
Bookmark:
www.ucuntu.org
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Tre amici
< ... Non credo che Orlando con Di Pietro possa servire a molto. Non
mi sembra che Fava, col suo partitino, serva a qualcosa. E anche dalla
Chiesa mi sembra molto più isolato, nel Pd, di quanto egli stesso non
creda. Ma ciascuno dei tre ha una forza sua. Orlando è - a mio vedere
- l'unico, nella variopinta galassia Di Pietro-Grillo, che sia un vero
democratico, non un demagogo anche generoso ma un repubblicano. Fava è
quello che ha le maggiori possibilità di dialogare (se lo volesse) con
tutta la povera area "di sinistra" che è buffa sì per via di
Bertinotti, Luxuria, Fagioli e compagnia bella, ma che è pur sempre la
sinistra, e in circostanze diverse potrebbe tornare ad agire come
tale. E dalla Chiesa, infine, è quello che può recuperare qualcosa
dalla mala avventura del Pd, salvare le masserizie dallo sfascio,
tramandare l'idea del riformismo italiano onesto e buono.
Tutti e tre insieme... Non so, tutt'e tre insieme forse sarebbero solo
una testimonianza civile, forse il catalizzatore di un percorso
virtuoso; comunque verrebbero presi sul serio dai ragazzi dell'Onda,
dai Pd onesti e dalla base dispersa e confusa della sinistra dei
vecchi baroni. Avrebbero un'idea forte alle spalle, la Rete. Non
farebbero il gol, ma certo sarebbe un buon assist, la presenza loro.
La Rete 2.0, insomma. Non remake, ma partita nuova. Non di Nando,
Claudio e Luca, ma con una buona spinta da parte loro. Non vedo altre
strade realistiche. Per ora, sono impantanati - ognuno nel suo recinto
- tutt'e tre. Il Pd continuerà a marcire, Di Pietro continuerà a
gridare forte, Vendola Ferrero e soci continueranno a fare i
gruppettari. Ci vuole una forzatura, contemporaneamente in tutt'e tre
le direzioni... >
________________________________________
"Siamo solo all'inizio"
g.g. wrote:
< Non ci limiteremo alle contestazioni plateali e rumorose: il nostro
impegno sarà nel diffondere più informazioni possibili, in tutti i
modi possibili... non solo da internet. Nel mio paese sono pochissimi
ad usare internet e l’unica loro fonte di informazione è Il Giornale
di Sicilia o, peggio, la televisione. Siamo solo all’inizio, siamo
giovanissimi (abbiamo 23 anni) e tanta rabbia dentro. Il nostro comune
è in mano ai commissari da quasi tre anni perchè è stato sciolto per
mafia. Il nostro ex sindaco (di sinistra!!!) è stato condannato in
primo grado a tre anni e quattro mesi di reclusione per concorso
esterno in associazione mafiosa >
________________________________________
Quelqu'un a ecrit:
< Ami, entends-tu le vol noir des corbeaux sur nos plaines? >
_________________
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche
semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
riccardoorioles@gmail.com
-- Fa' girare.
"A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?"
(Giuseppe
Fava)
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