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RaisinSioux

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Grand Hotel Pecoraro
Viaggi in regalo in lussuosi relais di Saturnia, Parigi, Miami. I
terreni per costruire una villa con eliporto, ingannando i divieti. E
ora l'accusa di corruzione
Dura
la vita del ministro dell'Ambiente Dura la vita del ministro
dell'Ambiente Pecoraro Scanio nella seconda metà del 2007, contenuto
nelle carte inedite dell'indagine che lo riguarda, per rendersene
conto. Mai un momento fermo. Sempre in giro tra Miami, Parigi, la
Normandia, Saturnia, Perugia e Milano. Tutte vacanze in alberghi super
lusso e mai una volta che riuscisse a saldare il conto. Forse non
passerà alla storia come il ministro più abile nell'aprire le
discariche, ma resterà negli annali per la capacità di farsi pagare
relais e hotel a sette stelle. I carabinieri per la tutela
dell'ambiente coordinati dal colonnello Sergio De Caprio, più noto
come Ultimo, l'ufficiale che ha arrestato Totò Riina, hanno annotato
sette vacanze gratuite in otto mesi. Tutte offerte da Mattia Fella, un
imprenditore interessato a prendere appalti per la sua agenzia di
viaggi dal ministero.
Gli uomini di Ultimo hanno lavorato per il pm di Potenza Henry John
Woodcock, che ha accusato il ministro e Fella di corruzione: le
vacanze, i voli in elicottero e le altre regalie sono state
considerate come la contropartita per l'interessamento di Pecoraro
Scanio in favore dell'imprenditore e dei suoi amici.
L'inchiesta è passata a Roma per competenza nell'aprile scorso e il pm
Sergio Colaiocco ha girato le carte al Tribunale dei ministri. Da
allora nessuno ne ha più saputo nulla. 'L'espresso' ha visionato le
intercettazioni, le testimonianze e le informative dei carabinieri e
della polizia di Potenza, a partire dalla lista completa (e inedita)
dei viaggi. Il 'Pecoraro tour' parte il 26 maggio 2007, quando il
leader verde è ospite per due notti all'Hotel Terme di Saturnia, uno
dei centri benessere più costosi d'Italia, insieme ad altre tre
persone. Fella, un fornitore interessato a espandere il suo giro di
affari con il ministero, paga 1.650 euro con la carta di credito della
sua società. Passano tre mesi e il ministro si sposta in Umbria. Il
weekend del 13 e 14 ottobre lo passa al Relais Borgo Brufa, una
struttura in pietra con palestra, piscina, imperial suite e spa sulle
colline di Torgiano, vicino a Perugia. Il conto è di 450 euro. Il
ministro ci prende gusto. Quattro giorni dopo torna per una sola notte
e Fella sborsa altri 222,5 euro. Passa un mese e il 24 e 25 novembre
2007, Pecoraro Scanio alloggia nuovamente all'Hotel delle Terme di
Saturnia con Mattia Fella e altre due persone. Il conto di 1.950 euro
transita sulla solita carta Amex. Il 2 dicembre del 2007 si sale di
categoria. Il ministro è ospite di uno degli alberghi più belli
d'Italia: il Town House di Milano, un sette stelle in Galleria.
Inutile dire che a pagare il conto di 600 euro più Iva è sempre la
Visetur di Fella. Si avvicina Natale e monta la nostalgia delle acque
calde di Saturnia. Fella organizza un bel weekend lungo per sei
persone dal 15 al 17 dicembre al solito Hotel delle Terme. Paga lui
per tutti, compreso il ministro: 3 mila e 190 euro. Non basta. Dagli
atti dell'indagine emergono altri due tour all'estero. Nell'estate
porta il ministro a Miami e per la fine del 2007 vola con lui in
Francia. Il generoso titolare della Visetur, un gruppo da 7 milioni di
euro di fatturato, secondo gli investigatori paga una vacanza all
inclusive a Parigi con escursione in Normandia per Pecoraro, e per i
collaboratori del ministro, che fissa partenza e rientro sulla base
dei propri impegni istituzionali.
Complessivamente sono più di 10 mila euro, ma secondo gli
investigatori, al conto bisogna aggiungere il costo dei voli in
elicottero offerti da Fella per un ammontare di 120 mila euro. E i 265
mila euro spesi per una speculazione immobiliare che stava a cuore al
ministro che desiderava tanto un buen ritiro sul lago di Bolsena dove
ritirarsi a riposare dopo le sue fatiche. Per gli investigatori il
progetto è stato "promosso da Alfonso Pecoraro Scanio e sostenuto
economicamente da Mattia Fella". L'imprenditore ha tirato fuori 265
mila euro per comprare una serie di terreni vicini a Grotte di Castro,
in provincia di Viterbo, a 40 chilometri da Capalbio e a due passi dal
lago, per costruire un relais con annessa villa, destinata all'ex
ministro
In attesa che il Tribunale dei ministri decida se archiviare o
chiedere il giudizio, 'L'espresso' è andato a verificare come stanno
le cose a Grotte di Castro. I terreni sono effettivamente intestati
alla società di Fella, ma non è stato l'imprenditore a scovarli bensì
Pecoraro Scanio insieme a un suo caro amico: Leonardo Ercoli, uno
studente universitario di Grotte di Castro. Pecoraro Scanio è venuto
nelle campagne che circondano questo paesello di 3 mila abitanti per
due volte nell'estate del 2007. "Io l'ho visto con i miei occhi. Era
lì in piedi davanti alla jeep nera con altre tre persone. Proprio sul
terreno che poi è stato comprato", racconta Flavio Scatoloni, un
agricoltore che possiede il podere confinante. Quel giorno di
settembre con il ministro c'era anche il suo amico di Grotte, Leonardo
Ercoli, che racconta: "Ho conosciuto Pecoraro nel 2006 a Roma e siamo
diventati subito amici. Durante l'estate dello scorso anno l'ho
invitato al mio paese. Abbiamo preso un aperitivo in piazza e gli ho
mostrato i terreni. Alfonso si è innamorato del posto, ne ha parlato a
Mattia Fella e a settembre sono atterrati a Bolsena con l'elicottero
di Fella. Poi con la jeep siamo andati sul terreno. L'imprenditore mi
ha dato subito l'incarico di contattare i proprietari per l'acquisto.
Pecoraro Scanio era interessato a comprare una villa, dopo la
costruzione, ma il terreno era di Fella". Resta il problema dell'edificabilità.
Il sindaco, Alessandro Viviani, è netto: "Lì è vietata la costruzione
di abitazioni e alberghi e nessuno ha presentato domanda". Ma l'amico
di Pecoraro Scanio ha spiegato agli investigatori i trucchi del
mestiere: "Si fa prima una casa che si chiama ricovero attrezzi
agricoli e poi la si condona con il tempo. Sono state costruite tutte
così le case sul lago di Bolsena... Di questa cosa abbiamo parlato
anche con il ministro". Fella però non ci sta: "La legge non vieta di
costruire un agriturismo su un terreno di queste dimensioni. Pecoraro
Scanio mi ha solo segnalato i terreni e comunque non ho avuto nessun
trattamento di favore dal suo ministero". Non la pensano così i
carabinieri. Nelle loro informative scrivono che i rapporti tra Fella
e Pecoraro sarebbero da ricondurre "alla logica del do ut des".
Fella, per esempio, raccomanda un imprenditore amico, Rocco Ferrara,
per la bonifica dell'ex Enichem di Crotone. Secondo i carabinieri,
Fella lo accompagna dal capo della segreteria del ministro e poco dopo
un suo uomo incontra a piazza Navona il fratello, il senatore verde
Marco Pecoraro Scanio. Alla fine però Fella, pur seminando tanto
raccoglie poco, anche per la caduta del governo Prodi. Non ottiene
neanche l'assegnazione in gestione del bar del ministero, che era data
per certa nell'entourage del ministro.
Nel suo carniere, secondo Woodcock, sono rimaste solo le nomine in una
commissione ministeriale del fratello, Stanislao Fella, e dell'amico
Gianluca Esposito più una convenzione per i viaggi del ministero ("Non
è in esclusiva e non vale nulla", replica Fella).
A mettere nei guai il ministro sono le parole dei suoi collaboratori
più stretti, come il capo di gabinetto Giancarlo Viglione. Sono loro
che mettono in relazione le richieste di Fella di ottenere contratti
dal dicastero per il noleggio dei suoi elicotteri con le ore di volo
offerte a Pecoraro Scanio. E sono sempre loro che dicono: "Fella ogni
volta che offriva un servizio al ministro chiedeva qualcosa in
cambio".
di Marco Lillo (08 agosto 2008)
Fonte:
espresso.repubblica.it
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Di
Antonella
Serafini
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