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Un altro mondo è possibile. A La Maddalena, insieme col G8, un summit dei più poveri del pianeta

Il processo per i fatti di Genova ha fatto rivivere il ricordo di quei tragici giorni di orrenda mattanza, proprio mentre a La Maddalena si lavora giorno e notte alla realizzazione delle strutture nelle quali nel luglio del 2009 si terrà la prossima edizione del G8, aggregazione dei Paesi che, con un’espressione estremamente efficace, Tonio dell’Olio, referente di Libera Internazionale, definisce “il pacchetto di maggioranza della Banca Mondiale”. Componenti un organismo che non è emanazione di alcuna istituzione internazionale, gli otto cosiddetti “Grandi” decidono come vogliono della sorte economica di tutti gli altri Paesi del mondo e, nel loro egoismo, possono anche scegliere di non rispettare le consegne che essi stessi si danno. Come fare perché proprio da La Maddalena parta un messaggio, forte, che dimostri che un altro mondo è possibile, senza alcuna forma di violenza? Questo è stato l’obiettivo del convegno organizzato nella splendida isola, capoluogo di uno dei più affascinanti arcipelaghi del mondo, dall’”Associazione Volontari Protezione Civile La Maddalena onlus” e da “Sardegna Solidale”. Titolo dell’incontro: ”Il G8 in Sardegna: globalizzare diritti e giustizia. Il ruolo dell’informazione”. Vi hanno aderito Libera Informazione, Libera Sardegna, Articolo 21, la Chiesa - rappresentata dal Vescovo di Tempio, Monsignor Sebastiano Sanguinetti -, il sindaco di La Maddalena. È stato proprio Angelo Comiti, il primo cittadino, dopo aver spiegato con grande franchezza l’importante ricaduta mediatica che il G8 avrà per un territorio che ha dismesso sia la base dei sottomarini atomici Usa, sia l’Arsenale della Marina Militare Italiana, ad illustrare l’altro G8, quello dei cittadini uguali, dei cittadini che scelgono la solidarietà e l’impegno per ridurre e sconfiggere le disuguaglianze che costringono alla fame due terzi del pianeta. Quest’altro summit, al quale dovranno partecipare i rappresentanti dei Paesi più poveri del mondo, dovrà svolgersi a La Maddalena, contemporaneamente alla riunione di quanti si credono i padroni del pianeta. La povertà direttamente contrapposta allo spreco. Tutto questo non è solo battaglia ideale, perché La Maddalena ospita già significative iniziative di solidarietà ed integrazione, come quella che quotidianamente viene attuata nella parrocchia della Moneta da un energico, inarrestabile, allegro parroco d’origine polacca, don Andrea. Per realizzare il progetto del summit alternativo, dedicato all’altro mondo possibile, Angelo Comiti ha chiesto l’importante, decisiva collaborazione della Comunità di Sant’Egidio. Grande sostenitore della proposta, il Vescovo monsignor Sanguinetti, il quale ha ricordato uno degli slogan di Papa Giovanni Paolo Secondo: con la globalizzazione economica bisogna globalizzare anche la carità. E la carità, ha proseguito il Vescovo, come si fa a praticarla se viviamo in un mondo nel quale si diffondono solo i disvalori dell’individualismo esasperato, con tante persone ripiegate in se stesse, che hanno perso punti di riferimento, radici, etica? E come si può pretendere che in questo quadro venga praticata la legalità, se è addirittura in crisi un concetto fondamentale come quello del bene comune? E come viene descritta, raccontata questa situazione? Quale ruolo viene svolto dai giornalisti?
Articolo 21 ha risposto con un altro quesito a questa domanda: qual è lo stato dell’informazione in un paese come l’Italia? Quale garanzia di autonomia viene data ai giornalisti? E a quale tipo di giornalismo vengono formati? quello che tende al successo narcisistico individuale e alle grazie del “Principe”, oppure quello che si impegna per un’informazione che serva ai lettori e agli utenti? Quando il dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo è impantanato su una questione come la nomina del presidente della commissione parlamentare di vigilanza e non sulla funzione essenziale, per la nostra democrazia, che esso deve avere, quale segnale viene inviato al giornalismo dal potere politico? E quali i messaggi culturali, visto che da quindici anni c’è un’ossessiva omologazione dei modelli di intrattenimento televisivo, soprattutto di quelli rivolti ai giovani? E’ indispensabile che il Paese si sottragga al decadimento culturale che lo sta abbrutendo e le iniziative devono partire dal basso. Quanto ai giornalisti, se il Summit dei poveri si farà, saranno costretti ad occuparsene e quindi ci sarà l’occasione per non parlare solo del prestigio e del fascino di Obama, del peso politico della Merkel e di Sarkozy o del “cucù” o delle “corna” o di chissà cos’altro Berlusconi si inventerà perché si parli di lui. Non potranno assolutamente ignorare l’”altro mondo possibile”.
La costruzione di un nuovo ordine mondiale, più democratico, più solidale, ha quindi detto Tonio Dell’Olio, servirà anche a dare linfa ad un modo nuovo e diverso di combattere tutte le mafie che esistono al mondo, smettendola di delegare questo compito solo a forze dell’ordine e magistratura. Di recente Rosario Crocetta, sindaco di Gela, è andato a parlarne a Medellin, fra rigidissime misure di sicurezza, e lo scambio di informazioni è servito tantissimo. L’interscambio internazionale riduce sempre la violenza ed è per questo inconcepibile, ha quindi detto Dell’Olio, che la Farnesina ignori ad esempio una guerra come quella del Congo che ha già mietuto 4 milioni di vittime. Il silenzio è il più forte alleato delle mafie e delle violenze. Ecco perché sarà importantissimo che dall’esperienza della Maddalena, da quel summit dei poveri, nasca un coordinamento che faciliti lo scambio di conoscenze e di esperienze.
Giampiero Farru di Sardegna Solidale e Pino Tilocca di Libera Sardegna – ex sindaco di Burgos, nel nord dell’isola, contro cui alcuni anni fa si scatenò una feroce reazione di chi non accettava la sua riorganizzazione sociale del paese, reazione che si concluse con un attentato dinamitardo nel quale morì il padre – hanno espresso piena soddisfazione per l’esito dell’incontro, anche perché le indicazioni operative possono servire per riaprire una speranza di iniziativa culturale anche nei paesi dell’interno dell’isola nei quali sta ritornando prepotente quella forma di sopruso mascherata da tradizione che è la “balentìa”. Di Ottavio Olita

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