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Ordinanza del sindaco Angelo Comiti, «Sgomberate il deposito di S.Stefano»

Quella del sindaco Angelo Comiti è molto di più di una provocazione. E’ infatti una denuncia politica di incredibile forza, che poggia su robuste fondamenta giuridiche. Comiti, utilizzando la legge Maroni, ha infatti firmato l’altro ieri un’ordinanza con la quale chiede al ministero della Difesa e allo stato maggiore della Marina di sgomberare immediatamente il deposito sotterraneo di munizioni di Guardia del Moro, nell’isola di Stanto Stefano. Il perché è semplice: costituisce «un grave pericolo per l’incolumità e la sicurezza delle popolazioni locali».
Comiti, dopo aver vinto il primo round al Tar, continua la sua partita per liberare l’arcipelago dall’ultima catena che lega La Maddalena a un passato vissuto all’ombra delle stellette. Cerca cioé di esorcizzare quell’ultima, ingombrante, presenza che frena speranze e progetti legati allo sviluppo di un’economia fondata su un turismo ecocompatibile.
«Per 35 anni - dice Comiti - siamo stati schiacciati da una servitù militare che non è eccessivo definire “invalidante” Perché ha paralizzato ogni possibile evoluzione di un’intelligente sfruttamento di quella straordinaria risorsa che è il nostro ambiente. Con la partenza della Us Navy pensavamo di esserci liberati da questa servitù e invece vediamo che, uscita dalla porta, cerca ora di rientare dalla finestra».
La Marina, infatti, non si arrende a cerca di riavere indietro l’immenso deposito sotterraneo di Guardia del Moro, che si trova a poche centinaia di metri da dove, fino a un anno fa, c’era la base appoggio per sommergibili nucleari della Us Navy. Ma in un passaggio la Marina ha commesso un errore fatale: ha presentato in ritardo la richiesta per la proroga quinquennale della servitù a Santo Stefano. Nonostante questo fatto, il presidente della Regione Soru e il sindaco maddalenino Comiti si sono visti chiudere la porta in faccia dal ministero della Difesa che è andato avanti per la sua strada, reiterando il decreto. Soru ha allora presentato ricorso al consiglio dei ministri, ma è stato tutto inutile: Santo Stefano è rimasta con le stellette.
Angelo Comiti, però, non si è fermato e ha presentato un ricorso al Tar della Sardegna. Il sindaco dice: «Secondo l’ultimo comma dell’articolo dieci della legge 898 del dicembre ’76, che regola le servitù militari, il decreto non poteva essere emanato. Recita infatti la norma: “... se non interviene decreto di conferma alla prevista scadenza, le limitazioni restano estinte a ogni effetto”. E il decreto è stato rinnovato dopo la scadenza della servitù».
Il Tar, con la sentenza 1342 depositata in segreteria nel luglio scorso, ha dato ragione alla tesi di Comiti, sostenuta in giudizio dall’avvocato Stefano Forgiarini.
Nuova offensiva della Marina che ha presentato ricorso al Consiglio di Stato e, contemporaneamente, ha avviato le procedure per l’imposizione della servitù ex novo.
Dice Comiti: «E’ una situazione schizofrenica: da una parte il Governo e la Regione rovesciano sulla Maddalena centinaia di milioni di euro per favorire la riconversione economica dell’arcipelago, mentre dall’altra la Marina cerca di imporre una servitù su Guardia del Moro, che praticamente vanificherebbe quello sforzo economico. Una contraddizione pazzesca. In questa battaglia mi piacerebbe trovare al mio fianco degli alleati. Come il Parco e gli ecologisti, perché la presenza militare la stiamo pagando con costi salatissimi dal punto di vista ambientale: basti pensare che solo per bonificare l’Arsenale sono stati spesi 20 milioni di euro!».
In attesa che il Consiglio di Stato si pronunci sulla domanda di sospensiva della sentenza del Tar Sardegna (l’udienza è prevista per martedì prossimo) Comiti è partito con un affondo imprevisto: l’ordinanza di sgombero di un deposito che, dopo la sentenza del tribunale amministrativo, non è più coperto dalla servitù militare ed è pericoloso e giuridicamente illegittimo. Seguendo il dettato della legge, il sindaco della Maddalena ne ha trasmesso l’ordinanza al prefetto di Sassari e, per conoscenza, l’ha inviata anche al presidente della Regione Soru e alla presidente della Provincia Gallura Pietrina Murrighile.
Ma ecco il cuore dell’ordinanza inviata al ministero della Difesa: «... di cessare e far cessare, con effetto immediato, ogni e qualsiasi attività, compresi deposito, stoccaggio e maneggio, all’interno e presso il deposito di munizioni in caverna Guardia del Moro, Isola di Santo Stefano; di liberare, con effetto immediato, il predetto deposito da tutti i materiali esplosivi, bellici e/o potenzialmente lesivi della pubblica incolumità». Le forze di polizia della Maddalena e Palau sono state incaricate di assicurare «la vigilanza sul rispetto del presente provvedimento».
E’ stata la stessa Avvocatura dello Stato a fornire l’arma giusta a Comiti. Nell’appello al Consiglio di Stato parla infatti di «delicatezza della situazione, trattandosi di materiale esplosivo, e di pericoli di danni gravi e irreparabili». E così nell’ordinanza di Comiti si legge: «... per la cessazione del grave e imminente stato di pericolo che attualmente incombe sull’icolumità e sulla sicurezza delle popolazioni locali impone, come unica misura idonea, la disattivazione del deposito di munizioni in argomento in quanto adempimento imprescindibile...».
Iniziativa forte, dunque, quella di Comiti. Ma è soprattutto un atto che mette a nudo le contraddizioni della Marina la quale, secondo un documento riservato della Us Navy chiamato in codice Rsip e firmato il 5 marzo 2005 dal comandante delle forze navali statunitensi in Europa Harry Ulrich III, voleva “donare” Guardia del Moro agli americani e oggi lo ritiene invece strategico per la difesa nazionale. Bloccando lo sviluppo della Maddalena. Di Guido Piga

Fonte: La Nuova Sardegna 18 settembre 2008

                                                                                         

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