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Su Abbanoa l’indagine dell’Authority

Potrebbe essere irregolare la gestione del servizio idrico

Praticamente è una bomba a orologeria. Abbanoa - la società per azioni gestore unico del servizio idrico - potrebbe avere le settimane contate, dopo soli trentadue mesi di vita (è operativa dal primo gennaio 2006) e un fiume di polemiche alimentato anche da bollette- pazze, debiti coi 336 Comuniazionisti e rubinetti a secco. Ad aumentare la pressione sulla società, oggi è l’Autorità nazionale per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. A Roma hanno aperto un "procedimento volto ad accertare l’eventuale inosservanza per l’affidamento del servizio idrico integrato", si legge nella prima missiva del 7 maggio scorso. In buona sostanza, l’Authority vuole capire se Abbanoa ha le carte in regola per gestire l’acqua nell’Isola, oppure deve farsi da parte. Significherebbe l’azzeramento della spa e una nuova organizzazione del sistema. Il verdetto dei commissari romani si conoscerà alla fine di ottobre, il responsabile del procedimento è un ingegnere, Carlo Cresta.

IL CASO. Tutto nasce dal cosiddetto affidamento "in house providing". Letteralmente significa "gestione in proprio" ed è regolata da due soggetti: uno che assegna il servizio e controlla procedure e modalità con cui viene erogato (l’Autorità d’ambito, nel caso dell’acqua in Sardegna, che è un’Authority a tutti gli effetti); l’altro è la spa controllata e si occupa appunto della gestione, come fa Abbanoa. La procedura di per sé non è illegittima, ma lo può diventare qualora non vengano rispettati alcuni assetti organizzati, finiti sotto la lente dell’Autorità nazionale. Questo perché col sistema "in house providing" si arriva a un affidamento diretto del servizio, bypassando l’obbligo della gara d’appalto e quindi le regole del libero mercato. Ecco allora che scattano una serie di meccanismi restrittivi e compensativi insieme, tesi a tutelare principi giuridici inderogabili. Principi come "L’imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione", visto l’Ato è un consorzio obbligatorio tra Comuni e Province, ovvero un ente a totale partecipazione pubblica. Sull’altro versante, bisognerà dimostrare che Abbanoa ha preso in mano la gestione dell’acqua rispettando "parità di trattamento e non discriminazione, proporzionalità e trasparenza", hanno messo in evidenza i commissari romani.

LE REGOLE. Il caso Sardegna non è isolato: l’Authority nazionale ha aperto un analogo procedimento contro altre sessantaquattro società di gestione che nel resto della Penisola gestiscono il ciclo dell’acqua. Ma la sostanza della querelle isolana non cambia. Entro il prossimo 30 ottobre, i commissari romani valuteranno la lunga serie di documenti chiesti all’Ato, a cominciare dalla "società cui è stato affidato il servizio, la sua composizione e le attività espletate, anche se non collegate allo svolgimento del servizio idrico integrato", si legge nella seconda missiva del 19 giugno 2008. Ancora: l’Authority nazionale valuterà "le motivazioni dell’affidamento in house providing, le procedure utilizzate, la durata della concessione, le modalità di controllo esercitate dall’Ato, i criteri con cui sono state stabilite tariffe e qualità del servizio, gli investimenti previsti per nuove opere e manutenzione, e il loro finanziamento".

I RISCHI. Insomma, una raffica di tegole che potrebbe spazzar via Abbanoa, voluta dal governatore Renato Soru nel 2005 (la Regione detiene il 16 per cento di quote). Il versante più scivoloso è il "controllo analogo": tecnicamente, per legge, l’Ato deve esercitare su Abbanoa "un assoluto potere di direzione, coordinamento e supervisione", in modo che la società controllata "si trovi in una situazione di dipendenza finanziaria e organizzativa". Se così non è successo, sarà l’Authority romana a stabilirlo con tutte le conseguenze che potrebbero seguire. Quattro anni fa, fu solo Franco Cuccureddu, vicepresidente dell’Ato e sindaco di Castelsardo, a votare contro l’affidamento del servizio idrico ad Abbanoa (39 presenti su 40). Oggi a Roma vogliono vederci chiaro. Soprattutto perché la procedura "in house providing" è considerata "di carattere derogatorio, eccezionale e transitorio" e non una "soluzione permanente". Lo stabilisce la legge Galli che nel 1994 ha dettato le regole sul controllo delle risorse idriche e nell’Isola è stata recepita con la legge regionale 29 del 1997. Di Alessandra Carta - L'UNIONE SARDA  18.08.2008

So che mi state ascoltando, avverto la vostra presenza. So che avete paura di noi, paura di cambiare. Io non conosco il futuro, non sono venuto a dirvi come andra' a finire. Sono venuto a dirvi come comincera'. Adesso appendero' il telefono e faro' vedere a tutta questa gente, quello che non volete che vedano. Mostrero' loro un mondo senza di voi, un mondo senza regole e controlli, senza frontiere e confini. Un mondo in cui tutto e' possibile. Quello che accadra' dopo, e' una scelta che lascio a voi _ "  N e o  

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